Scuola ed educazione: il voto funziona?

scuola-bambiniIl curriculum scolastico in Italia, basato sul voto, rischia di catalogare gli alunni in “caselline”. La scuola non è solo un luogo di studio ma anche un ambiente dove si creano e si vivono relazioni: rapporti tra compagni e compagne di classe; rapporti tra insegnanti e allievi; tra insegnanti e genitori e tra insegnanti e altri insegnanti.

Data l’ importanza delle abilità comunicative e relazionali nella vita privata e lavorativa, è necessario che la scuola assuma un ruolo attivo nell’educazione di tali abilità. E’ importante rendere stimolante e accogliente l’ambiente scolastico in modo che ciascun ragazzo possa sviluppare le personali capacità espressive e comunicative in vista dell’acquisizione di una completa competenza comunicativa e di un efficace apprendimento. Non esiste processo di apprendimento senza relazione tra docente e allievo.

Il mutamento socio-culturale in corso nella nostra società rende indispensabile introdurre nei programmi scolastici l’educazione emotivo relazionale, sia come forma di prevenzione del disagio psico-sociale, sia come forma di competenza professionale. Attraverso la conoscenza e l’utilizzazione di nuovi strumenti e metodologie ciò consentirà la crescita civile e democratica degli individui che favorirà l’integrazione e la crescita culturale di ogni studente.

I ragazzi italiani spesso si sentono incasellati e imparano l’amore per lo studio attraverso un numero.

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La concezione d’apprendimento fuori dall’Italia elimina lo schema numerico. L’alunno viene preso per mano, incoraggiato, aiutato a crescere e a comprendere l’importanza dello studio nel processo di crescita intellettuale.

In Svezia ad esempio, c’è l’assenza di voti dalla scuola primaria e anche i colloqui con i genitori diventano una scoperta straordinaria. Al colloquio ci si prepara una settimana prima. Il figlio ritorna a casa con un ricco foglio di domande a cui rispondere in preparazione al colloquio. Domande di vari gruppi: come si trova a scuola, se gli piace, se si diverte, se trova difficili le materie, quale è l’atmosfera in classe, se si sente solo… Insomma una panoramica generale sulla sua percezione della vita scolastica non legata al profitto nelle diverse discipline. Il colloquio non avviene tra maestre e genitori ma, tra maestra e alunno i quali discutono le risposte mostrando interesse su ogni punto. Nessun rimprovero o invito ad impegnarsi di più. Solo molta empatia e molta voglia di capire le difficoltà per porre i rimedi e soprattutto moltissimo incoraggiamento. Per tutto il tempo del colloquio la maestra mantiene il dialogo con l’alunno. Il rapporto è tra insegnante e bambino, discutono gli obiettivi da raggiungere e le strategie da adottare. Gli obiettivi sono individuali e non della classe. Le implicazioni di questo sistema sono incredibili: il bambino non subisce conflitti con il resto dei compagni ma impara a guardare ai suoi obiettivi personali. Gli viene insegnato fin da subito che ciascuno è bravo a fare qualcosa di diverso. Viene responsabilizzato rispetto ai suoi studi e ai suoi progetti. Incoraggiare dunque la naturale curiosità dell’individuo. A questo dovrebbe puntare la scuola oggi in Italia. Dove figli e famiglie si vedono immersi solo in questioni numeriche di valutazione.

voti-scuolaGli insegnanti comprendono che per svolgere efficacemente la loro azione educativa non basta conoscere la propria disciplina ed i principi pedagogici e didattici ma è necessario capire la complessa rete delle relazioni all’interno delle quali vive l’allievo e come queste possono condizionare i suoi ritmi di apprendimento. E’ necessario perciò porre attenzione a tutti i soggetti coinvolti nel processo educativo: alunni, insegnanti e genitori.

Forse la verità è che il curriculum scolastico in Italia, basato sul voto, rischia di catalogare gli alunni in “caselline”. Il voto dunque funziona? La percezione è che studenti docenti e famiglie discutono e cercano di dare una risposta a questo interrogativo.

Patrizia Floris