Maria Rita Sanna terza classificata del Premio Letterario “Dentro l’amore”

Maria Rita Sanna terza classificata alla quarta edizione del Premio Letterario “Dentro L’amore” svolto a Monza

Si racconta a Umberto Buffa per Rivista Donna.

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Una Sarda al terzo posto del premio Letterario Nazionale “Dentro l’amore” cosa ci racconti in proposito a questo successo?

È stato un ottimo traguardo, inaspettato perché sapevo l’alto livello dei partecipanti, e ancora di più per il contenuto del mio racconto, d’impatto, e il carattere della protagonista. Quest’anno la nostra bandiera quattro mori ha sventolato anche per la partecipazione di altre due autrici sarde arrivate finaliste nella sezione racconti, quinta, e nella sezione ritratti di Monza, prima posizione a pari merito.

Per conoscerti meglio ti presenti alle nostre lettrici?

Sono Maria Rita Sanna, ho 54 anni; ho sempre avuto la passione per la lettura e nei protagonisti mi immergevo completamente fino a cambiarne con la fantasia le dinamiche delle azioni. Ho iniziato per gioco a scrivere poesie in lingua sarda e qualche raccontino per un forum e per conto mio, per il piacere di farlo. La svolta è arrivata nel 2016 con la mia prima partecipazione al Premio Letterario di Monza “Dentro l’Amore”, ideato e organizzato dalla scrittrice e editrice Stefania Convalle, in cui ho riscosso la decima posizione col racconto “Antioco”. Da lì è stata una continua evoluzione, frequentando il laboratorio di scrittura creativa di Stefania Convalle che ha creduto in me dandomi gli strumenti giusti per raccontare la mia Sardegna e ciò che muove i sentimenti, con stile e carattere. Nel 2017 ho presentato al concorso letterario il racconto “Io non sono una Killer”, ottenendo la menzione speciale, e la fiaba “Occhi di mare, capelli di grano”, ottenendo la quinta posizione.

Partecipare, condividere, confrontarsi è sempre motivo di crescita e grazie a queste esperienze vissute con le compagne di laboratorio sono consapevole di essere sulla buona strada, lunga, sconnessa, in salita o discesa, ma giusta.

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Ci racconti brevemente il tuo libro?

Il libro “Pane e Fragole” è una raccolta di racconti edito da Edizioni Convalle. I racconti sono ispirati alla terra di Sardegna, ci sono molti ricordi della mia infanzia, periodi vissuti nel paese dei miei genitori, al centro della regione. Storie di banditi, di cui sono rimasta molto affascinata, in cui prevalgono azioni a volte dure dove la vendetta diventa ragione di vita; sentimenti come il perdono e la redenzione muovono spesso le coscienze dei protagonisti. Nei racconti c’è anche molta natura, il contatto e l’osservazione degli animali che accompagnano alcuni protagonisti.

È facile farsi venire le idee? 

Le idee vengono con naturalezza dall’osservazione di alcuni volti o gesti, da fatti di cronaca o prendendo spunto da letture; leggere per scrivere è un buon metodo ma la riflessione o l’azione o il punto di vista è soggettivo.

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Come scegli i titoli dei tuoi libri?

Quasi sempre il titolo è la scintilla che fa nascere la storia e rappresenta l’oggetto o il soggetto determinante nella storia.

Quali sono gli ingredienti che servono in una storia?

L’emozione è l’ingrediente principale. Descrivere una situazione che sia amore o odio e suscitare emozione, riflessione o anche indignazione è la base per narrare una storia. La scrittura scorrevole, corretta, uno stile particolare, mantenere alta l’attenzione del lettore, sono gli ingredienti giusti.

Come ti senti quando scrivi un libro?

La scrittura mi aiuta nel quotidiano, come scrivere un diario, ma stavolta decido io i personaggi e le loro azioni. Mi diverte immedesimarmi nelle loro vite, belle o brutte, provare sensazioni che nella realtà non potrei mai. Non è sempre facile, perché la narrazione richiede tempo, concentrazione e studio.

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Sei emozionata quando ti pubblicano un libro?

Moltissimo perché è una parte di me che viene allo scoperto; si scrive per sé stessi ma di più per gli altri e divulgare la propria narrazione è emozionante.

Sei contenta quando i tuoi lettori ti fanno i complimenti?

Moltissimo anche in questo caso perché significa che ho toccato le corde dell’anima di chi legge. Se però questo non succede è utile conoscere anche i pareri negativi, per una critica costruttiva.

E se ti dicono che il libro non piace?

Chiederei quali sono i punti in discussione e i pareri contrastanti. Essendo un’esordiente non mi ritengo abile o inattaccabile come affermate scrittrici. Ho ancora molto da imparare.

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Ti è mai venuto il blocco dello scrittore?

No, mai. Ho sempre scritto racconti e pensieri con entusiasmo, proprio perché mi piace. Se poi la storia è troppo attorcigliata la metto da parte e la riprendo dopo qualche tempo per eventuali occorrenze.

Quanto tempo ci vuole per scrivere un libro?

Pane e Fragole l’ho scritto nell’arco di tempo di 17 mesi, durante la frequentazione del laboratorio di scrittura. Il tempo che occorre per scrivere un libro è soggetto a tanti fattori: alla disponibilità, all’ispirazione, all’umore che spesso fa ribaltare tutta l’impostazione del racconto.

Hai mai fatto errori di ortografia in un libro?

Con la tecnologia a portata di mano, il computer, oggi ci sono meno errori di ortografia; personalmente controllo spesso i termini e i loro significati e secondo il concetto che voglio esprimere uso quello più adatto. Scelgo le parole.

Scrivi a mano o al computer?

Principalmente scrivo al computer, è più facile perché posso cancellare e riscrivere tante volte, è più veloce e più ordinato perché tutto è impostato nel foglio. A mano scrivo appunti e idee o le letterine per le mie amiche scrittrici e autrici.

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Ma gli scrittori mentre scrivono fanno leggere agli amici per avere un parere?

Mai in fase di costruzione di un racconto o di un capitolo. A lavoro concluso, corretto e visionato, presento l’elaborato all’insegnante editrice per il suo parere per eventuali correzioni.

Hai due parole per convincere le nostre lettrici a comprare il tuo libro ?

Se cerchi emozioni e racconti particolari che toccano le corde dell’anima e fanno riflettere, Pane e Fragole è il libro giusto. Sarai immersa nella natura e nei sentimenti umani con immagini chiare e coinvolgenti. Una frase presa dal racconto Principessa: “Quel pomeriggio d’estate mi fece rimangiare la mia libertà, servendomi la paura.”

Umberto Buffa

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