La donna: l’evoluzione della figura femminile tra passato e presente

La donna è ormai consapevole della centralità del suo ruolo dentro e fuori la famiglia

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La donna è, infatti, titolare di diritti ma di non meno significativi doveri verso i figli e verso i propri mariti.

In termini giuridici, la donna è soggetto del diritto. Occorre domandarsi se la donna sia oggi soggetto del diritto al pari dell’uomo o sia ancora portatrice di una soggettività “debole” soprattutto all’interno del rapporto affettivo, quale che ne sia la fonte.

La risposta merita di esser considerata. Pur trattandosi di un cammino non semplice e decisamente ricco di insidie nel campo dei diritti sociali, occorre tenere nel dovuto conto i limiti di qualunque generalizzazione e sembrerebbe che lo stereotipo del passato sia stato superato. A titolo esemplificativo, si pensi soltanto che la giurisprudenza di legittimità ha affermato la risarcibilità in capo al marito del danno da perdita della capacità di lavoro domestico (in precedenza negato) sul presupposto che “non rientra nell’ordine naturale delle cose che il lavoro domestico venga svolto da un uomo”.

Così la Suprema Corte di Cassazione con la sentenza emessa dalla Sezione III – 18 novembre 2014, n. 24471, secondo la quale “Per il risarcimento del danno patrimoniale consistito nella perdita o diminuzione del lavoro domestico non rileva che tale lesione sia patita dal marito o dalla moglie, ponendosi una diversa soluzione in contrasto con il principio di parità e pari contribuzione dei coniugi ai bisogni della famiglia, nel cui ambito la scelta del riparto delle faccende domestiche risponde a criteri soggettivi e a costumi sociali”.

È opportuno, dunque – qualsivoglia analisi si intenda intraprendere nel mondo del diritto – cogliere i profili dinamici ed evolutivi degli istituti che costituiscono oggetto d’analisi e non arrestarsi ad una cristallizzata e statica riflessione ancorata ad un determinato contesto e momento storico.

È in questa direzione – che definiremo diacronica – che può essere consentito di cogliere agevolmente il fenomeno nella sua inarrestabile evoluzione (sia essa positiva sia essa negativa, senza esprimere giudizi di valore).

Anche la tematica oggetto di questo contributo, dunque, viene colta secondo questa prospettiva con l’auspicio che con il termine ‘evoluzione’ non si intenda sottolineare soltanto il continuo divenire di un fenomeno ma si intenda, invece, registrare un progressivo, auspicato e auspicabile progresso culturale.

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Avv. Roberto Pusceddu

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