L’emulazione del mito di Ercole Renzi

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Continuando nell’opera di rivisitazione degli argomenti salienti che ha trattato Stefano Benemeglio in occasione dell’Open Day U.P.D.A. svoltosi a Cagliari il 6 e 7 luglio scorsi, desidero oggi affrontare il tema affascinante di quella che, nel linguaggio delle Discipline Analogiche, viene definita “La paura dell’emulazione del mito genitoriale”, descritta nelle due frasi che seguono:

Tutti i difetti e vizi comportamentali che hai giudicato negativamente nel tuo genitore dello stesso sesso temerai di vederli rappresentati in te stesso.

Tutti i difetti e vizi comportamentali che hai giudicato negativamente nel genitore di sesso opposto, temerai di vederli rappresentati in persone significative della tua vita nel ruolo di partner.(Per le persone di identificazione omosessuale il meccanismo è inverso).

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Per comprendere a fondo la portata di queste affermazioni sono importanti alcune precisazioni.

La prima, forse ovvia, riguarda la centralità dei due genitori nello sviluppo emotivo e cognitivo della persona: genitori intesi come padre e madre ma anche come maschio e femmina nel loro interagire.

La terza, per niente ovvia, ci dice che proprio il permanere e l’intensità di questa conflittualità genitoriale giocherà il ruolo ipnotico di attrazione che per tutta la vita terrà la persona in ostaggio a sua insaputa: quando penserà di essere libera, di decidere autonomamente e invece sarà il confronto con il pensiero genitoriale, fatto di profezie, avvertimenti, rimproveri, allusioni… a decidere per lei. 

La seconda, meno ovvia, ci dice che, nello sviluppo evolutivo, la persona costruisce la propria identità per differenza; è il contrasto con i genitori, la cosiddetta “guerra di indipendenza”, che porta all’identificazione di quei difetti nel genitore che, per tutta la vita, la persona non vorrà avere.

Il figlio giudicherà se stesso in funzione delle inefficienze che ha percepito nel genitore e combatterà per non essere come lui.

Riflettere con attenzione su questi punti è probabile che faccia agitare qualche farfalla nello stomaco di chi ancora vive un profondo risentimento verso i genitori per i torti subiti. Ma è importante capire che è stato il figlio ad iniziare la guerra di indipendenza e che il dolore del figlio si collega, per reciprocità, a quello del genitore, anch’egli sofferente per questa conflittualità protrattasi forse per anni.

Entrambi hanno pagato il prezzo del disagio.

Perché quelle vecchie conflittualità hanno portato “allo strappo”, alla violazione dell’etica genitoriale sotto la spinta di una motivazione che, all’epoca, sembrava giusta e inossidabile.

Purtroppo i fatti della vita possono aver dato ragione a quelle antiche profezie, possono amaramente averci fatto dichiarare che “loro” avevano ragione e allora avviene che il sentimento d’amore incondizionato del bambino verso il genitore si trasforma progressivamente in risentimento d’amore condizionato del non più bambino che attribuisce a loro le responsabilità dei propri fallimenti.

A quel punto c’è l’esproprio del pensiero, la paura del giudizio, il nascondimento, la dipendenza mascherata da finta indipendenza alla ricerca inesauribile di approvazione.

C’è solo una ricetta per provare ad essere davvero felici: tornare ad amare… ma per davvero!

Perdonare il genitore, inquadrarlo nella sua umanità fragile, comprendere il contesto psicologico e sociale in cui ha agito, realizzare che dal suo punto di vista pensava di fare del suo meglio, serve a tutti noi come vaccino contro la paura dell’emulazione dei suoi lati oscuri, quella che influenza, deforma e inquina il pensiero.

Un pensiero sempre meno libero nonostante le dichiarazioni ispirate di libertà e autonomia che poi, per mille strade diverse, conduce comunque a uno stato di infelicità.

Un pensiero che, ipnoticamente, ti porta a focalizzare persone che vedi attraverso le lenti del pensiero genitoriale perché hai bisogno di questo investimento energetico. Un pensiero che “deve” generare sempre le stesse relazioni difficili, un pensiero che comprime e blocca i sentimenti e il piacere. 

Buona settimana!

Ercole

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Per informazioni ti invito a visitare i siti www.ercolerenzi.it e www.analogistasardegna.it, oppure di contattarmi personalmente a info@ercolerenzi.it o al 335 5769892.

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