Katia Malika, quando la danza diventa espressione d’anima.

Elegante, magnetica e intensamente espressiva: Katia Malika è molto più di una ballerina di danza orientale, un’artista completa, capace di unire tecnica raffinata, passione e cultura, trasformando ogni esibizione in un racconto vivo e pulsante. Campionessa mondiale di “Oriental dance nel 2023”, Katia ha saputo portare in alto il valore di una disciplina antica, reinterpretandola con uno stile personale e innovativo, che incanta platee internazionali e appassiona generazioni di allievi.

L’ho incontrata al Teatro Houdini, tra gli ospiti del “Lucio Tunis Show”, lo scorso 24 giugno, ecco l’intervista in esclusiva per “Rivista Donna”:

 



 

Katia, cosa ti ha spinto ad avvicinarti alla danza orientale?

Ho sempre sentito un profondo legame con il Medio Oriente, in particolare con le sue usanze, i suoi colori, i suoni, le atmosfere cariche di simboli e significati. La danza orientale mi ha affascinata fin da subito perché è una forma d’arte antichissima, ricca di storia e di tradizione, ma al tempo stesso incredibilmente varia: ci sono tantissimi stili diversi, ognuno con la sua energia e personalità. Questa possibilità di spaziare, di esprimermi in modi sempre nuovi, mi ha attratta profondamente.

Qual è il significato più profondo che attribuisci a questa forma di danza?

Per me la danza orientale è un linguaggio dell’anima. È una connessione intima con la mia essenza femminile, con la memoria delle donne che ci hanno precedute e con la forza delle emozioni che attraversano il corpo. Non è solo movimento, è rituale, è guarigione, è racconto. In ogni gesto sento la potenza del passato che si fonde con il presente: è come se, danzando, potessi onorare la mia storia personale e quella di una cultura millenaria.

 

In che modo la danza orientale ti ha trasformata, come donna e come artista?

La danza orientale mi ha dato qualcosa che va oltre la tecnica: mi ha regalato consapevolezza. Ho imparato a conoscere il mio corpo in profondità, a rispettarlo e ad ascoltarlo. Come donna, mi ha insegnato ad avere fiducia nelle mie capacità e a non avere paura di esprimermi. Come artista, mi ha mostrato quanto sia potente il gesto quando è autentico. Ogni performance è diventata un atto di verità: mi sento più forte, più centrata, più libera.

 

Quanto conta la tradizione e quanto l’innovazione nei tuoi spettacoli?

Per me la tradizione è fondamentale: è la radice da cui nasce tutto. Senza conoscere profondamente le origini della danza orientale, non si può davvero onorarla. Allo stesso tempo, credo che ogni artista abbia il compito di farla evolvere, di renderla viva. Nei miei spettacoli cerco un equilibrio: rispetto la tecnica, i costumi, i ritmi tradizionali, ma li contorno con elementi nuovi, a volte teatrali o contemporanei. L’innovazione è il mio modo di raccontare oggi una danza che viene da lontano.

Come prepari una coreografia: segui l’istinto o parti da uno studio tecnico preciso?

Dipende dal tipo di performance. A volte parto dallo studio tecnico: analizzo la musica, scelgo i passi, lavoro sulla struttura. Altre volte, invece, lascio che sia l’istinto a guidarmi. Se una musica mi parla direttamente al cuore, preferisco costruire la coreografia a partire dalle emozioni che mi suscita. Credo che la vera magia nasca proprio dall’incontro tra preparazione e istinto: uno completa l’altro.

Quali sono le difficoltà più grandi che hai incontrato nel diffondere questa danza?

La difficoltà più grande è far comprendere che la danza orientale è molto di più di quello che spesso si pensa. C’è ancora tanto pregiudizio, soprattutto in Occidente, dove viene spesso ridotta a qualcosa di esotico o solo sensuale. In realtà, è una danza ricca di significati, una forma di espressione profondamente culturale. Mi impegno molto, attraverso i miei spettacoli e la formazione, a far emergere la sua bellezza, la sua dignità, la sua complessità.

Cosa vorresti che il pubblico percepisse quando ti guarda danzare?

Vorrei che il pubblico sentisse l’anima del mio gesto, non solo il movimento. Vorrei che vedesse una storia, che si lasciasse trasportare dalle emozioni, che entrasse in una dimensione quasi sacra. Quando danzo, non sto solo eseguendo dei passi: sto comunicando qualcosa di profondo. Se anche una sola persona si commuove o si sente ispirata, allora ho raggiunto il mio scopo.

Come reagisce chi assiste per la prima volta a una tua esibizione?

Spesso chi assiste per la prima volta rimane sorpreso. Mi capita di ricevere commenti come “non immaginavo fosse così intensa, così emozionante”. Molte persone scoprono un lato completamente nuovo della danza orientale, che va oltre gli stereotipi. Alcuni si commuovono, altri si incuriosiscono, ma in generale percepisco stupore e apertura. È uno dei momenti più belli: vedere gli occhi del pubblico cambiare espressione mentre la danza parla al loro cuore.

 

 

 

 

La danza orientale è anche un modo di raccontare storie? Qual è quella che ami raccontare di più?

Assolutamente sì. La danza orientale ha un potere narrativo straordinario. Ogni stile, ogni movimento, ogni variazione ritmica può diventare una parola o un’emozione. Personalmente amo raccontare storie di forza femminile, di rinascita, di connessione con le radici. Una delle narrazioni che mi sta più a cuore è quella della donna che ritrova se stessa attraverso il corpo, superando paure, limiti e giudizi. È una storia che sento mia e che so appartiene anche a tante altre donne.

Qual è la lezione più preziosa che la danza orientale ti ha insegnato?

Mi ha insegnato ad ascoltarmi. A rispettare i miei tempi, a fidarmi del mio intuito e a danzare anche le mie fragilità. È una danza che non chiede la perfezione, ma la verità. Ogni volta che salgo sul palco, lascio qualcosa di mio e ricevo qualcosa in cambio. Mi ha insegnato che la potenza non sta solo nella tecnica, ma nell’intenzione con cui si danza.

 

Come sei riuscita a conquistare il titolo di campionessa mondiale di Oriental Dance nel 2023?

In realtà, all’inizio non ero affatto sicura di me stessa. Quando ho visto che c’erano più di 200 iscritti da tutto il mondo, ho pensato seriamente di non partire più. Avevo addirittura pensato di chiedere il rimborso del biglietto aereo. Ma poi qualcosa dentro di me mi ha detto: “Vai, e sii semplicemente te stessa”.
Così ho deciso di puntare tutto su ciò che mi rappresenta davvero: la mia energia, la mia spontaneità, il mio legame con la musica. Ho preparato una performance molto ritmata, piena di vita e coinvolgente. Ho voluto divertirmi… e far divertire. E così è stato: il pubblico ha reagito con entusiasmo, ho sentito un’energia bellissima durante tutta l’esibizione.
Alla fine, vincere è stata una sorpresa incredibile, un riconoscimento non solo alla tecnica, ma anche al coraggio di mostrarmi per quella che sono.

 

Ci racconti un dietro le quinte di quel traguardo?

Il dietro le quinte è stato un mix di adrenalina, insicurezze e piccoli rituali per darmi forza. Ricordo benissimo che, prima di salire sul palco, avevo le mani fredde e il cuore a mille. C’erano artisti straordinari, il livello era altissimo, e io mi sentivo piccola in mezzo a tanti nomi importanti.
Dietro le quinte ho cercato un angolo tutto mio per concentrarmi. Ho chiuso gli occhi, respirato profondamente e ripetuto dentro di me: “Tu ce la puoi fare. Sii vera, sii presente.”
Non avevo l’obiettivo di vincere, ma solo di vivere quel momento con autenticità. Ho ripensato a tutto il percorso fatto, ai sacrifici, alla passione che mi ha sempre spinto. Quando è arrivato il mio turno, ho lasciato andare ogni paura.
Quello che il pubblico ha visto è stato frutto anche di ciò che è successo in quel silenzio dietro il sipario: la scelta di non mollare.

 

C’è un momento chiave nella tua carriera che consideri una svolta?

Sì, la vera svolta è arrivata dopo il periodo del Covid. Come per molti artisti, è stato un momento difficile, di grande incertezza. Ma proprio dopo quella pausa forzata, ho sentito un’urgenza nuova dentro di me: la voglia di rimettermi in gioco, di tornare a viaggiare, a partecipare a festival e competizioni internazionali.
Ho ripreso a studiare con ancora più determinazione e sono tornata sulle scene con una nuova consapevolezza. Partecipare a eventi fuori dall’Italia mi ha aperto nuove prospettive, mi ha fatto crescere tantissimo. E naturalmente, la vittoria al Campionato Mondiale di Oriental Dance nel 2023 ha segnato un punto di arrivo importante — ma anche un nuovo inizio. È stato il segno che stavo andando nella direzione giusta.

Hai un rituale creativo prima di iniziare un nuovo progetto?

Sì, il mio rituale inizia sempre in silenzio. Prima ascolto la musica molte volte, in momenti diversi della giornata, anche senza muovermi. Lascio che mi entri dentro, che mi parli. Poi inizio a scrivere emozioni, immagini, idee. Mi isolo completamente e immagino me stessa che balla.

Come vivi il rapporto con il pubblico, soprattutto sui social?

Cerco di essere sempre vera. Mostro la danza, ma anche i momenti dietro le quinte, la fatica, la gioia, la realtà del mio percorso. Sui social c’è tanta apparenza, ma io voglio che chi mi segue senta che dietro ogni video, ogni foto, c’è una persona autentica. Il pubblico mi dà tantissima forza, ricevo messaggi bellissimi da chi si emoziona o si ispira guardando le mie performance. È una connessione speciale, che cerco di nutrire con gratitudine e rispetto.

C’è un sogno artistico che ancora non hai realizzato?

Il mio grande sogno è poter insegnare danza orientale in tutto il mondo. Sono già molto felice e orgogliosa di aver potuto realizzare questo desiderio in Europa, dove ho avuto l’opportunità di condividere la mia passione e la mia esperienza con tante persone e tanti studenti che hanno scelto di studiare con me . Ora sto ricevendo inviti per tenere corsi e workshop in Corea, Cina e Messico, e questa prospettiva mi riempie di gioia e onore. Continuare a diffondere la danza orientale a livello globale è per me una missione e un’emozione enorme.

Se potessi dare un consiglio alla Katia degli inizi, cosa le diresti?
Quando ho iniziato a danzare, un insegnante mi ha rivolto un giudizio molto duro, arrivato con una certa cattiveria, dicendomi che non ero in grado di ballare. Quel momento mi spezzò il cuore e per un attimo pensai di lasciare la danza, perché ero ancora alle prime armi e quel giudizio sembrava confermare tutte le mie insicurezze. Ma dentro di me c’era una voce che mi diceva di proseguire, di non mollare, perché amo questa danza profondamente. Grazie anche al sostegno della mia famiglia, ho trovato la forza di andare avanti. A chi oggi vive un’esperienza simile, dico: ascoltate sempre quella voce dentro di voi che vi spinge a continuare. Se sentite nel cuore che questa è la vostra strada, non permettete a nessuno di spegnere quella passione. Continuate con coraggio e determinazione, perché la vostra autenticità e il vostro impegno vi porteranno lontano.

 

                                                                      Umberto Buffa

 

 

Le foto dell’articolo sono state gentilmente concesse dall’intervistata.