Top Magic: il Gran Galà della Magia incanta Cagliari.

Una serata indimenticabile all’insegna dell’illusione, dello stupore e della meraviglia: il Gran Galà della Magia – Top Magic ha portato a Cagliari alcuni tra i più grandi prestigiatori e illusionisti del panorama nazionale e internazionale, trasformando il palco in un vero e proprio regno dell’impossibile.
L’evento ospitato all’interno della fiera di Cagliari ha visto esibirsi artisti d’eccezione: ”Alexander”, leggenda vivente dell’illusionismo italiano, “Mirco Menegatti”, celebre per i suoi numeri eleganti con le colombe bianche, “Jack Nobile”, idolo della nuova generazione con milioni di follower, e “Mycras”, illusionista visionario tra i migliori della sua generazione. Scelto dagli organizzatori a fare gli onori di casa, il grande “Alfredo Barrago”, pioniere dell’illusionismo in Sardegna e ideatore del suggestivo Teatro Houdini, ha ospitato, venerdì 14 novembre, una serata speciale insieme ai protagonisti dell’evento.
Ed ecco quanto mi hanno raccontato i Maestri della Magia, tra ricordi, ispirazioni e segreti del mestiere, parole che svelano l’anima dentro l’illusione:

Alfredo, sei stato scelto dagli organizzatori non solo come illusionista, ma anche come presentatore e padrone di casa. Cosa ha rappresentato per te questa doppia responsabilità?
È stato molto emozionante, prima di tutto perché ero affiancato da grandi amici e una allieva ormai affermata come Magica Stefy, che mi ha accompagnato anche come co-conduttrice. Impossibile non citare il grande Alexander, con cui condivido un’amicizia che dura da oltre quarant’anni, e Mirco Menegatti, con cui ho vissuto esperienze indimenticabili, come quella a “Fantastico 7” nel 1986 con Pippo Baudo. E infine Jack Nobile, un ragazzo eccezionale che ho avuto il piacere di conoscere meglio in questa occasione
Alfredo, non perdi mai occasione per citare il tuo primo maestro il “Mago Cesello di Serrenti”.
E vero gli i sono molto riconoscente.
Oltre a lui, ci sono state altre figure che ti hanno formato o ispirato nel diventare l’artista che sei oggi?
Certo, non posso non citare Pippo Baudo, Gino Landi, Marco Zavattini, FrancoTorti, Sergio Bardotti: ognuno di loro mi ha trasmesso qualcosa di prezioso. Mi hanno insegnato l’arte di stare sul palco, come relazionarsi con il pubblico, il lavoro dietro le quinte, il linguaggio della tv e molto altro ancora.

Alexander, quando hai scoperto la passione per la magia e cosa ti ha spinto a trasformarla in una professione?
Ho studiato dai Gesuiti a Torino, e due dei miei professori erano prestigiatori per passione. Questo dettaglio mi affascinò subito: forse perché ho sempre avuto uno sguardo “surrealista” sulla realtà, uno sguardo che cerca ciò che sta oltre il visibile. La magia, con le sue regole ma anche con il suo potere immaginifico, incarnava perfettamente questo approccio.
All’inizio era solo un’attività estiva: mi esibivo nei night club per guadagnare qualcosa, già ai tempi del liceo. Nel frattempo, nel 1973, portai a casa un mondiale dei prestigiatori a Parigi. Ma la vera svolta arrivò a vent’anni, durante una cena a Torino con un amico prestigiatore: mi fece esibire davanti a due autori televisivi, Paolini e Silvestri, menti brillanti dietro i programmi di Corrado, Raffaella Carrà, Baudo.
Dieci giorni dopo ricevetti una chiamata dalla RAI: mi volevano per un provino. Pochi mesi più tardi ero a “Domenica In”, accanto al grande Corrado, davanti a una telecamera, senza rendermi davvero conto di ciò che stava per succedere.
Da lì è iniziato tutto. Con il tempo ho affiancato alla magia un’altra passione: quella per la mente, l’ipnosi, la relazione profonda con le persone. Questo mi ha portato a laurearmi anche in psicoterapia. Oggi, oltre a essere prestigiatore, sono anche uno psicoterapeuta.
Come riesci a mantenere viva la meraviglia in un’epoca digitale?
Non si tratta di competere con la tecnologia sulla tecnica. La vera forza è suscitare emozione. L’empatia è la chiave: se riesci a sintonizzarti davvero con le persone, hai vinto.
Chi assiste a uno spettacolo e non mi conosce, alla fine ha la sensazione di aver scoperto qualcosa di me, come se ci conoscessimo da sempre. Questo legame umano è ciò che rende la magia ancora potente.

Jack, hai portato la magia sul web con uno stile tutto tuo. Quanto è cambiato il modo di fare illusionismo grazie ai social?
Domanda bellissima. È difficile da dire, perché io sono praticamente nato con i social e non ho vissuto il “prima”. Però una cosa l’ho capita: la magia può davvero passare anche attraverso lo schermo. Dopo 13 anni online, resto convinto che la magia dal vivo sia insostituibile: l’effetto visivo è più forte, l’emozione è più diretta. Trasmettere tutto questo sul web è più complesso, ma affascinante.
Il tuo pubblico ti segue anche per l’approccio positivo e motivazionale. Quanto conta la comunicazione oltre il trucco?
Conta tantissimo. È una domanda difficile, ma centrale: la comunicazione è tutto. Nei miei corsi cerco di trasmettere insegnamenti non solo tecnici, ma anche umani. Il problema è che un video ha dei limiti: puoi vedere, ma se chi insegna non comunica davvero, difficilmente impari qualcosa. Per questo cerco di capire chi ho “davanti”, anche attraverso una telecamera, e di aiutarlo a tirare fuori il meglio.

Magica Stefy, quando hai scoperto la tua passione per la magia? C’è stato un momento decisivo?
Sì, c’è stato. Nel 2000 ho iniziato a fare animazione per bambini durante le feste di compleanno. Nel 2006 ho scoperto l’apertura della Scuola di Magia di Alfredo Barrago: mi sono iscritta e lì è nata la mia vera passione. All’inizio ero semplicemente Stefania, ma frequentando la scuola ho capito di essere diventata “magica”. Così è nata “Magica Stefy”.
Qual è stato il tuo primo trucco?
Il primo gioco che ho imparato sono stati i “bussolotti”. All’epoca non c’era YouTube, quindi l’ho studiato sui libri e poi perfezionato durante le lezioni alla scuola di Alfredo Barrago.
Ti è mai andata male un’esibizione?
Sì, è capitato che un gioco non andasse come previsto. Ma ho sempre un altro numero pronto per rifarmi. Il pubblico, in fondo, non sa cosa dovrebbe accadere quindi se riesco a gestirlo con naturalezza, il trucco resta magico. Se non fosse così, non sarei una vera maga!

Mycras, il tuo stile unisce illusionismo e narrazione. Come nasce una tua esibizione?
Nasce tutto da un sentimento. Da ciò che voglio trasmettere. Sono molto attento allo storytelling, perché credo che il teatro sia il luogo giusto per far vibrare le emozioni. L’ispirazione può arrivare in qualsiasi momento: da un film, da un ricordo, da qualcosa che ti tocca dentro e ti spinge a creare. Da bambino ero molto vivace e cercavo sempre un modo per esprimere questa energia. La magia è diventata il mio linguaggio.
Qual è l’effetto magico che ti rappresenta di più?
Più che un singolo effetto, direi uno spettacolo in particolare. Si chiama “Dieci”, ed è diviso in dieci atti, ognuno dedicato a un anno dei miei primi dieci anni di carriera. L’ho costruito con grande precisione, al millesimo di secondo. È compatto, pieno di emozione, sentimenti e riferimenti personali. Sarà in tour, soprattutto nel nord Italia, ed è uno spettacolo che mi rappresenta a pieno.
Cosa distingue, secondo te, un bravo prestigiatore da un vero artista della magia?
La differenza sta nella necessità. Per me esibirmi non è solo un lavoro, è un’esigenza fisica e vitale. È il bisogno di far uscire tutto quello che ho dentro, di comunicare il mio mondo interiore. Il prestigiatore può stupire, ma l’artista della magia fa emozionare, trasmette qualcosa che resta.

Mirco, la tua magia è eleganza pura: sei conosciuto in tutto il mondo per i tuoi giochi iconici con le colombe bianche, ti sei esibito ovunque, dalle navi da crociera ai migliori locali notturni. Sbaglio?
(Ride) No, hai ragione. A volte guardo il mappamondo e mi chiedo: “Ma dove non sono stato?” Ho segnato tanti posti: qua, qua, qua… Il mondo è grande, ma credo di averne attraversato un bel pezzo!
Come è iniziato il tuo viaggio nella magia? Chi sono stati i tuoi primi riferimenti?
Ho 64 anni e tutto è cominciato quando ero alle elementari. Davanti casa mia, in un piccolo paese in provincia di Ferrara, c’era un prato dove ogni anno arrivava un piccolo circo. Un giorno vidi un mago: elegante, misterioso, fece il numero dei cerchi misteriosi rimasi incantato.
Ma prima ancora, c’era mio padre. Era un saldatore, un grande artigiano, spesso in trasferta. Tornava a casa con piccoli trucchi imparati dai colleghi: a fine giornata si cenava insieme in trattoria e qualcuno tirava fuori un gioco di prestigio. Così mio padre imparava e li insegnava a me.
Durante le cene in famiglia facevamo spettacolo: lui sorprendeva tutti, e io imparavo. Lì è scattato qualcosa. Scoprire i meccanismi dei giochi e poterli replicare era affascinante.
Poi è arrivato il colpo di fulmine vero: il mago del circo mi fece capire che la magia non era solo per la famiglia, ma anche per il palcoscenico.
Un evento che ha saputo unire generazioni diverse, dove tradizione e innovazione si sono incontrate sul filo della meraviglia. Tra giochi di prestigio, manipolazioni, mentalismo e narrazione, ogni numero è stato un viaggio nell’immaginazione.
Grazie a tutti gli illusionisti che si sono prestati con entusiasmo all’intervista: La vostra disponibilità, passione e capacità di stupire hanno reso questo incontro davvero magico.
Umberto Buffa
Immagini tratte dal web.
