Carlo Poerio: “Fotografie dell’anima” tra parola e silenzio.

 

Carlo Poerio è uno scrittore italiano contemporaneo, autore di Fotografie dell’anima, un’opera intensa e profondamente emotiva ispirata alla figura della madre. Attraverso parole che diventano immagini, l’autore trasforma il ricordo e l’amore filiale in un viaggio poetico nell’anima, fatto di memoria, sentimento e riflessione interiore.

Nel suo lavoro, Poerio attraversa temi quali la vita, l’amore, il desiderio e la riflessione interiore, offrendo al lettore un viaggio sensibile e profondo dentro il cuore e l’anima attraverso un linguaggio lirico e suggestivo. Fotografie dell’anima è concepito come una serie di scatti poetici che catturano attimi, sensazioni e stati d’animo, trasformando la lettura in una vera esperienza emotiva.

  1. Carlo come nasce l’idea di “Fotografie dell’anima”? Cosa ti ha ispirato? 

L’idea del titolo “Fotografie dell’Anima” nasce dal titolo di una poesia, presente nel libro, dedicata a mia madre morta nel 2000. Ma l’idea del libro nasce da lontano, da quando cioè leggo più o meno una volta al mese le mie poesie in un reading di un’amica e tutti gli amici che ascoltavano le mie poesie mi chiedevano come mai non avessi ancora pubblicato un libro. E così piano piano mi sono convinto di farlo anche per lasciare qualcosa a chi mi vuole bene…

  1. Il titolo è molto evocativo: cosa rappresentano per te queste “fotografie”?

Le “fotografie” evocate nella poesia per mia madre sono i ricordi di una vita, invece le “fotografie” del libro rappresentano le emozioni che ho vissuto in particolari momenti e che ho voluto fermare nel tempo con delle parole, un po’ come una macchina fotografica ferma in una immagine una particolare situazione della vita. Per questo non amo riprendere le mie poesie ma cerco di lasciarle così come nascono quando le ho scritte, salvo qualche rara eccezione.

  1. Il libro ha un taglio più autobiografico o simbolico?

Decisamente nelle mie poesie descrivo quello che mi succede attorno sia nella mia vita relazionale con l’ambiente che mi circonda che in quella amorosa. E’ stato un po’ come un raccontare a me stesso quello che provavo in quei momenti, non avevo necessità di ricorrere a simbolismi ma al contrario ho sempre voluto essere aperto il più possibile con me stesso.

 

 

  1. Quali emozioni o temi principali hai voluto esplorare con questo lavoro?

Questo lavoro si divide in tre parti proprio perché ho voluto dividere le mie poesie a seconda delle emozioni che ho provato nello scriverle: in una prima parte ci sono le “poesie sulla vita” in cui descrivo il mondo attorno a me in chiave autobiografica; in una seconda parte ci sono le “poesie sull’amore atteso” in cui mi interrogo sulla possibilità di amori futuri (o in corso); ed infine ci sono le “poesie sull’amore deluso” in cui esprimo la mia delusione sugli amori finiti o su quelli appena iniziati e mai realizzati.

Fonte Google foto.
  1. Hai usato un linguaggio più narrativo, poetico o una combinazione di stili?

Nei diversi anni in cui ho scritto ho provato ad usare un linguaggio sempre diverso ma mai narrativo. Non penso di avere un mio particolare linguaggio poetico, credo invece che la mia ricerca, quando scrivo, sia sempre rivolta nell’uso delle parole che più mi rappresentano nelle emozioni di quel momento, senza usare parole contorte o criptiche.

Fonte Google foto.
  1. C’è una “fotografia” tra tutte che senti più vicina alla tua anima?

Senza dubbio la “fotografia” che mi rappresenta di più è quella descritta nella poesia “Certezza del Nulla”, dove racconto brevemente il mio passato ed i miei dubbi esistenziali. E’ la poesia che ha riscosso maggior successo ed io la sento particolarmente vicina perché in poche parole sono riuscito ad esprimere tutta la mia spiritualità, in particolare quando parlo di probabilità.

 

  1. Come pensi che il lettore possa riconoscersi nelle tue parole?

Io credo che chi legga lo faccia soprattutto perché cerca, nelle parole di una poesia, un’emozione che lui o lei non sappia descrivere. Non sono le mie parole quelle che contano ma le emozioni di chi legge che risuonano con quelle mie di quando ho scritto quella poesia. Ma se si è distratti, o non propensi a cogliere quelle emozioni, difficilmente ci si potrà riconoscere.

  1. Hai seguito un ordine preciso nella costruzione del libro o è nato in modo spontaneo?

Non ho seguito un ordine preciso, ho solo diviso in tre gruppi le poesie scegliendone 19 per gruppo, da quella che mi piaceva di più a quella che mi piaceva di meno oltre al fatto che per motivi di impaginazione ho dovuto spostare di posizione diverse poesie.

  1. Quanto è importante per te l’aspetto visivo nella scrittura, visto il titolo?

Si, per me è importante l’impatto visivo. Per quello ho scelto un font per la scrittura che sia il più gradevole possibile e poi ho scelto anche un’immagine di copertina che ricordasse l’anima o perlomeno il nostro sentire.

Fonte Google foto.
  1. Stai già lavorando a un nuovo progetto o seguiranno altre fotografie.

No, per ora mi limito solo su questo lavoro e non ho nessun altro progetto in programma.

  1. Come è nata la collaborazione con l’artista Katia Malika e in che modo il suo contributo ha arricchito il tuo lavoro?

Alla presentazione del mio libro al teatro Houdini dove, oltre alla lettura di alcune poesie hanno partecipato alcuni artisti, Katia Malika, una bravissima cantante, ascoltando le mie poesie, mi ha proposto di mettere in musica le parole della mia poesia “Conterò”. In questo modo è nata una canzone dal titolo “Conterò”. Credo che la musica abbia valorizzato maggiormente il contenuto ed addolcito il messaggio della mia poesia.

                                                                                                                                                                

                                                                                                                                                                   Umberto Buffa

 

 

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