Aurora Carrus: “Così ho scoperto la musica che era già in me.

 

C’è chi insegue la musica e chi, invece, scopre che è la musica a vivere già dentro di sé. Aurora Carrus appartiene a questa seconda categoria: giovane cantautrice, ha imparato presto ad ascoltare il proprio mondo interiore, trasformando pensieri, emozioni e silenzi in melodie autentiche. Le sue canzoni nascono da un dialogo intimo e costante con se stessa, un processo creativo che rende ogni brano un frammento sincero della sua identità. In questa intervista racconta quando ha capito che la musica non era solo una passione, ma una voce da accogliere e seguire.

 

 Qual è la melodia che meglio descrive la tua anima, e quali parole canteresti per farti conoscere dalle nostre lettrici?

La melodia che descrive la mia anima è qualcosa di profondo e in continua evoluzione. Non è lineare, cambia, respira, a volte si spezza e poi si ricompone.

È una melodia intensa, quasi viscerale, che nasce da tutto ciò che sento senza filtri.

Se dovessi farmi conoscere con delle parole, canterei qualcosa di essenziale ma vero:

“Sono quello che non riesco a trattenere, quello che senti anche quando resto in silenzio.”

Se la tua vita fosse una canzone, quale sarebbe il titolo e quali note racconterebbero davvero chi sei?

 Se la mia vita fosse una canzone sarebbe “Disease” di Lady Gaga.

Perché rappresenta quel modo di vivere le emozioni in maniera totalizzante, quasi come se fossero una forza impossibile da controllare. Non la vedo come qualcosa di negativo, ma come un’intensità che a volte pesa, ma allo stesso tempo crea.

Le note sarebbero profonde, a tratti scure, ma sempre cariche di verità.

Perché io sono così: sento tutto fino in fondo, e trasformo quello che vivo in qualcosa che può essere ascoltato.

 

Quando dici di avere “la melodia nell’anima”, c’è stato un momento preciso in cui hai capito che la musica era parte di te?

Non è stato un momento preciso, ma una sensazione che è cresciuta con me. Però ricordo la prima volta in cui cantando ho visto qualcuno emozionarsi davvero: lì ho capito che non era solo qualcosa che facevo era qualcosa che ero.

 

 

Le tue canzoni sembrano molto sincere: quanto è difficile esporsi senza filtri nel panorama musicale di oggi?

È difficile, perché oggi spesso si ha paura di non essere abbastanza se non si segue uno schema. Ma credo che la vera forza sia proprio restare nudi nelle proprie emozioni. Esporsi senza filtri fa paura ma è l’unico modo per arrivare davvero agli altri.

Aurora con papà Roberto che gli ha trasmesso la musica.

Da dove nascono le emozioni che trasmetti nei tuoi brani: esperienze personali, osservazione o immaginazione?

Nascono da tutto questo insieme. Dalle cose che vivo, da quelle che osservo negli altri e anche da ciò che immagino. Le emozioni non hanno un’unica origine, ma quando diventano musica diventano tutte parte di me.

Hai mai scritto una canzone?

Sì, e ogni volta è come lasciare un pezzo di me su carta. Scrivere è un modo per capirmi meglio e per dare una forma a ciò che a volte non riesco a dire a parole.

Quando scrivi, parti prima dalle parole o dalla melodia?

Dipende dal momento. A volte nasce prima una frase, quasi come un pensiero che chiede di essere ascoltato. Altre volte è la melodia che arriva, e le parole la seguono come se la stessero aspettando.

Hai mai avuto paura che la tua autenticità potesse non essere compresa dal pubblico?

Sì, tante volte. Ma poi ho capito che non devo essere compresa da tutti basta arrivare a chi è pronto ad ascoltare davvero. L’autenticità non è per tutti, ed è giusto così.

 

 

Qual è l’emozione più difficile da trasformare in musica?

Il vuoto. Perché non ha forma, non ha parole. È silenzio. E trasformarlo in musica significa riuscire a dare voce a qualcosa che, per sua natura, voce non ha.

 

C’è un artista o una voce che ti ha insegnato a cantare “con l’anima”?

Ci sono tante voci che mi hanno ispirata, ma più che imitare qualcuno ho cercato di ascoltare quello che sentivo dentro. Gli artisti ti insegnano la tecnica ma l’anima la trovi solo quando smetti di copiare e inizi a sentirti.

Come cambia il tuo modo di cantare quando sei sul palco rispetto a quando sei in studio?

Sul palco è tutto più istintivo, più vero, più immediato. In studio c’è più controllo, più ricerca del dettaglio. Dal vivo lì non puoi nasconderti, sei completamente te stessa.

Se dovessi descrivere la tua musica con una sola immagine o sensazione, quale sarebbe?

Una luce soffusa in una stanza buia. Non illumina tutto ma abbastanza da farti sentire meno solo.

Guardando al tuo percorso artistico finora, qual è stata la svolta che ha segnato davvero la tua carriera?

Il momento in cui ho smesso di cercare di piacere e ho iniziato a essere vera. Da lì è cambiato tutto, perché ho iniziato a cantare non per essere accettata ma per esprimermi.

Qual è il sogno professionale che senti ancora di voler realizzare, quello che darebbe un nuovo significato al tuo cammino musicale?

Arrivare alle persone in modo autentico, lasciare qualcosa che resti. Non è solo un traguardo, è una sensazione: sapere che quello che faccio ha toccato davvero qualcuno.

                                    

                                                                                                                                                                                    Umberto Buffa

 

Le immagini dell’articolo sono concesse in esclusiva dall’artista.

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