Lino Congiu: la voce che tiene viva la leggenda dei grandi successi degli anni ’50, ’60 e ’70.

 

 

La musica ha il potere straordinario di farci viaggiare nel tempo, riportandoci ai ricordi più belli attraverso melodie che non smettono mai di emozionare. Oggi ho il piacere di incontrare un artista che ha fatto di questa magia la sua missione: Lino Congiu, conosciuto dal pubblico come Linoldies, interprete apprezzato dei grandi successi italiani e internazionali degli anni ’50, ’60 e ’70.

Con la sua voce, il suo stile e la sua passione, Linoldies continua a far rivivere un repertorio che ha segnato intere generazioni, mantenendo vivo il fascino di un’epoca d’oro della musica.

In questa intervista ripercorreremo il suo percorso artistico, parleremo delle canzoni che ama interpretare, delle emozioni che prova sul palco e di ciò che lo spinge, ancora oggi, a condividere con il pubblico la bellezza senza tempo dei grandi classici.

Benvenuto, Lino Congiu, è un piacere averti con noi.

 

LINO, COME È NATA LA TUA PASSIONE PER LA MUSICA DEGLI ANNI ’50 ’60 ’70 E QUANDO HAI DECISO DI TRASFORMARLA IN UN PROGETTO ARTISTICO?

Musicalmente sono cresciuto con le canzoni di quegli anni. Soprattutto per ragioni anagrafiche quelle degli anni ’60/’70 E’ stata una passione spontanea, facilitata dal fatto che ho sempre sentito fin da piccolo una forte attrazione per la musica. Molte di quelle canzoni hanno attraversato le varie fasi della mia vita giovanile e continuano ad accompagnarmi. Ogni volta che le canto rivivo i momenti migliori della mia gioventù e l’atmosfera magica di quel ventennio.

PERCHÉ HAI SCELTO IL NOME D’ARTE LINOLDIES? C’È UNA STORIA PARTICOLARE DIETRO QUESTO NOME?

Si certo, c’è una storia importante dietro. Per diversi anni ho condiviso le mie vicende musicali con un amico e collega che aveva in comune con me la passione per le canzoni di quell’epoca. Insieme formavamo un duo che avevamo battezzato “The Oldies”. Poi lui ha avuto dei problemi di salute e ha rinunciato a proseguire. Cosicchè ho scelto da solista di creare una sorta di continuità facendomi chiamare “Linoldies”

IL TUO REPERTORIO ATTRAVERSA DECENNI DI MUSICA ITALIANA E INTERNAZIONALE: QUALI SONO GLI ARTISTI CHE TI HANNO INFLUENZATO MAGGIORMENTE?

Degli artisti italiani metterei al primo posto Massimo Ranieri. Avevo imparato praticamente tutte le sue canzoni. Aveva una voce  ricca di sentimento e un registro vocale molto simile al mio. Il che mi consentiva di cantare le sue canzoni con una certa soddisfazione. Ma di lui apprezzavo molto anche la presenza scenica. A seguire Gianni Morandi, anche lui sulle mie stesse tonalità, soprattutto per il fascino che rappresentavano per me le sue bellissime canzoni del periodo d’oro.

Tra gli artisti stranieri potrei citare in primis i Bee Gees, Dean Martin, Elvis Presley e Charles Aznavour. Per quanto inizialmente non avessi considerato di cantare canzoni in lingue straniere. E’ stata un cosa sviluppatasi col tempo e in un modo sempre più appassionante e gratificante per me. Tanto che al momento il repertorio straniero è quello che prediligo

 

QUANDO SEI SUL PALCO, COSA CERCHI DI TRASMETTERE AL PUBBLICO OLTRE ALLA MUSICA?NOSTALGIA,DIVERTIMENTO O QUALCOS’ALTRO? 

Dipende innanzitutto dalla tipologia di serata. Quando canto in un locale (ristorante, pizzeria, pub), scelgo inizialmente dei brani che mi aiutino a catturare l’attenzione della gente. Cosa non facile perché esiste da parte del pubblico un certo naturale fattore di distrazione. Una volta fatto questo cerco di trasmettere alle persone ciò che io stesso provo quando canto quel tipo di canzone. Soprattutto se si tratta di brani melodici o nostalgici. Con le canzoni allegre la cosa diventa invece abbastanza facile.

Ovviamente è molto più gratificante cantare in contesti dove la gente si reca apposta per assistere alla tua esibizione, specie se l’ambiente si presta particolarmente. Come ad esempio  l‘impareggiabile salottino familiare del Maestro Lucio Tunis al teatro Houdini.

C’È UNA CANZONE CHE NON PUÒ MAI MANCARE NEI TUOI SPETTACOLI PERCHÉ SAI CHE FARÀ CANTARE E BALLARE TUTTI?

Unchained Melody, il mio cavallo di battaglia da tanti anni. É l’unico brano che non manco mai di cantare perché so che tocca profondamente il cuore dalla gente.

 

IL PUBBLICO DI OGGI, ANCHE QUELLO PIÙ GIOVANE, COME REAGISCE AI GRANDI CLASSICI DEGLI ANNI? TI HA MAI SORPRESO?

Esiste in generale una certa conoscenza delle canzoni d’epoca. Anche tra i giovani. Spesso la gente ricorda le canzoni però non ricorda chi le cantava. Ma questo importa fino a un certo punto. Il pubblico comunque è contento di ascoltare i grandi classici sia italiani che internazionali. Sono canzoni che conservano un’energia fortissima destinata durare per sempre, canzoni che  hanno vinto il tempo.

Riguardo ai giovani, conoscono i grandi brani del passato più di quanto si pensi: Ricordo una serata di qualche anno fa. Ci esibivamo come The Oldies in una sorta di pub frequentato da giovani. Perciò non sapevamo come sarebbe andata.  Esordimmo con un famoso brano di Dean Martin, Everybody love somebody. Ebbene, appena iniziato a cantare ci fu un boato entusiastico da parte del pubblico, gradito quanto inatteso, che ci sorprese felicemente. Se la musica è di buona qualità anche i giovani l’apprezzano, che sia recente o molto datata nel tempo

QUAL È STATO IL CONCERTO O LA SERATA CHE RICORDI CON PIÙ EMOZIONE NELLA TUA CARRIERA E PERCHE’?

Sarà una strana combinazione ma il concerto che più mi ha emozionato è stato proprio quello che ho tenuto qualche giorno fa, il 25 Luglio 2026 a Monastir, per la rassegna “Incontri al Giardino dell’Arte”. Era la serata finale, dedicata esclusivamente alle canzoni degli anni ’60 e ’70. La gente non solo ha gradito tantissimo ma si è messa a cantare insieme a me i passaggi più famosi e conosciuti. Per me è stata una enorme soddisfazione, perché ha significato riuscire a coinvolgere completamente il pubblico.

INTERPRETARE BRANI DI ARTISTI LEGGENDARI RICHIEDE RISPETTO MA ANCHE PERSONALITÀ. COME RIESCI A DARE IL TUO TOCCO PERSONALE SENZA SNATURARE LE CANZONI?

Esattamente non lo so nemmeno io. Sono sempre stato nemico dei grandi stravolgimenti. Perciò cantando cerco sempre di rimanere fedele a ciò che esprime la canzone e allo stile del cantante che l’ha lanciata, magari con qualche piccola variazione. Però ci metto sempre quell’entusiasmo e quel sentimento che vorrei percepisse il pubblico, cercando in quei momenti di fare mia la canzone. E quando accade questo piccolo miracolo ne sono molto felice

QUANTO È IMPORTANTE IL CONTATTO DIRETTO CON IL PUBBLICO DURANTE LE TUE ESIBIZIONI?

Il contatto diretto con il pubblico è fondamentale direi, per quanto io non sia un gran parlatore, men che meno un grande intrattenitore. Cerco di comunicare il più possibile attraverso le canzoni. 

TI PIACE COINVOLGERE LE PERSONE E FARLE DIVENTARE PROTAGONISTE DELLA SERATA?

Come dicevo preferisco cercare di coinvolgere il pubblico scegliendo delle canzoni che “facciano presa”. Specie nel repertorio italiano. Per esempio, giusto per citarne qualcuna: Azzurro, Io vagabondo, Se bruciasse le città ecc.

Una volta che la gente inizia ad accompagnare la canzone diventa appunto protagonista della serata. E allora so che posso permettermi anche qualche battuta per stimolare l’ambiente ancora di più. E a quel punto il gioco è fatto.

GUARDANDO AL FUTURO, QUALI SONO I TUOI PROGETTI? HAI IN MENTE NUOVE SERATE A TEMA, COLLABORAZIONI O MAGARI QUALCHE BRANO ORIGINALE?

Per il momento no. Recentemente ho avuto una breve esperienza con un gruppo musicale ma non credo di ripeterla. Sono convinto che il mio futuro rimanga quello di cantante solista. Al momento non ho progetti oppure altre iniziative di tipo collaborativo. Però lascio comunque la porta aperta a nuove proposte che dovessero presentarsi. Nuove serate a tema per il momento non ne ho in progetto, ma ci sto pensando. Vedremo. Se poi qualche autore mi chiedesse di interpretare una canzone scritta da lui valuterei con molto interesse la sua proposta, perché no.

 

SE DOVESSI SCEGLIERE UNA SOLA CANZONE CHE RACCONTA LA TUA VITA E IL TUO PERCORSO ARTISTICO, QUALE SAREBBE E PERCHE’?

Sempre Unchained Melody. Perché mi ha accompagnato per tutta la mia carriera di cantante e mi è stata di grande aiuto per farmi apprezzare dal pubblico.

                                 

                                                                                                                                                            Umberto Buffa

 

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