Lethal Bird La Supereroina Autistica Paragrafo 7

Dopo una lunghissima pausa Federico torna, in forma smagliante, a scrivere le avventure di Lethal Bird La Supereroina Autistica.

In questo capitolo verranno sempre trattati temi molto profondi riguardo il tentativo di riscatto delle donne in una società ancora maschilista e misogina e verrà trattata meglio la tematica dell’autismo.
Vi auguriamo buona lettura.
Lethal Bird La Supereroina Autistica
 
Sono passati diversi mesi, il Covid è finalmente diventato un brutto ricordo e la gente ha potuto togliersi le mascherine e riprendere la vita quotidiana. Tuttavia restare per un lungo periodo sempre in casa ha diviso ancora di più le persone invece di avvicinarle.
Jenny Mirth, alias Lethal Bird La Supereroina Autistica, ha sofferto molto il periodo in cui doveva stare chiusa in casa, ma si è talmente abituata da non voler più uscire insieme alla sua fidanzata Claire Burton, alias la supereroina Swallow, o il suo resto dei suoi pochi amici.
Swallow
Ormai Jenny esce solo per vigilare per le strade nei panni di Lethal Bird.
Un giorno Jimmy Carter mette al corrente Jenny e Claire del fatto che un poliziotto molto importante di nome Thomas Murd sta continuamente infliggendo violenza fisica e psicologica alla moglie e alle figlie, ma nessuno fa niente perché i poliziotti, tranne Johnny Stuart, lo coprono.
Jenny, nei panni di Lethal Bird, decide di andare alla stazione di polizia dove lavora. 
La supereroina bussa alla porta e quando si apre si trova davanti due poliziotti molto sgradevoli.
Lethal Bird ordina loro: “Voglio parlare con Thomas Murd”.
Uno dei due poliziotti la minaccia: “Vattene. Altrimenti finisce molto male”.
Lethal Bird li insulta: “Per me o per voi?”
I poliziotti cercano di aggredirla ma Lethal Bird li concio rompendo la mandibola ad uno e spezzando una clavicola all’altro.
Facendosi largo tra poliziotti ostili che concia per le feste, Lethal Bird non trova colui che cerca.
Ha un brutto presentimento.
Lethal Bird va a casa della moglie di Thomas Murd e nota nelle scale dell’ingresso proprio la donna ferita per un colpo di pistola.
Dopo aver chiamato un’ambulanza entra in casa e trova le figlie della donna uccise.
Lethal Bird si mette ad urlare.
Dopo che Jimmy gli indica la posizione di Thomas Murd, nascosto in una seconda casa, Jenny Mirth gli impedisce di spararsi.
Thomas Murd deride Lethal Bird: “Non vincerai. Ho vinto io. Anche se mi fai finire in prigione o mi uccidi, ho vinto io comunque. Mia moglie soffrirà per sempre perché ho ucciso le bambine. Non puoi rimediare al mio male in nessun modo”
Lethal Bird sa che lui ha perfettamente ragione e per questo dice: “Non ti farò finire ne in prigione ne all’inferno. Ho una idea migliore. Ti sottoporrò ad una sofferenza estrema e ti farò diventare un vegetale che soffrirà per sempre”
Lethal Bird si mette a torturare letteralmente quell’uomo usando pugni, calci e tutto quello che capitava in quella casa.
Le risate di quel poliziotto si trasformano in grida di dolore in cui implora a Lethal Bird di smetterla. Ma Lethal Bird non si ferma. Quel massacro dura almeno quattro ore. Swallow arriva nella casa e urla “Lethal Bird! BASTA!”
Lethal Bird si ferma e guarda Thomas Murd ridotto malissimo.
Swallow si mette a piangere: “Che cosa hai fatto?”
L’ambulanza porta via l’uomo e secondo i dottori è destinato a rimanere un vegetale per sempre.
Claire, dopo quello che Jenny ha fatto, prende una decisione difficile: “Ascolta Jenny. Ho deciso di lasciarti. Mi dispiace. Ma io non ti amo più.” E detto questo Claire se ne va tornando dalla madre.
Anche tutti gli altri amici decidono di non seguire più Jenny.
Accanto a Lethal Bird rimane solo Jimmy Carter, che pur amando Shulan, decide di stare dalla parte di Jenny.
Johnny Stuart era perfettamente consapevole che Thomas Murd era un pezzo di merda, e quello che ha fatto è stato davvero orribile, ma non pensava davvero che Lethal Bird potesse arrivare a ridurlo ad un vegetale, ma non prova comunque pietà per lui, e decide di rimanere dalla parte della Supereroina, che adesso è odiata da tutta la polizia, o più precisamente tutti quelli che coprivano le violenze del loro collega.
Mandy Stuart continua a fornire supporto psicologico a Jenny, ed è molto preoccupata perché il suo autismo comincia ad essere più evidente.
Per esempio Jenny non riesce a guardare Mandy negli occhi e sposta lo sguardo altrove, poi Mandy nota sempre che Jenny ha scarso interesse per molte cose, e i suoi pochi interessi sono quasi diventati delle vere e proprie fissazioni con molta ripetitività. 
Jenny ha fatto dell’aiutare le donne una vera e propria ossessione e non riesce a pensare ad altro.
Un giorno Jenny, guardando la TV vede Mac King, l’attuale Presidente degli Stati Uniti, stringere la mano ad un uomo che lei riconosce come Il Femminicida.
Il Femminicida
Capendo che Mac King ha fatto liberare Il Femminicida spacca il televisore e si mette ad urlare.
Poi il cellulare inizia a squillare: “Chi cazzo è?”
La persona al cellulare: “Ciao Jenny”
Jenny: “Redrum! Cosa vuoi?!”
Redrum: “Voglio dirti che sono veramente fiera di te. Hai fatto quello che avrei fatto io.”
Jenny: “Non me ne frega nulla di quello che pensi. Sei fortunata che non lo abbia fatto anche a te. Non ancora”
Redrum: “Tesorino mio. Lo so che non lo faresti perché in fondo lo sai che io e te facciamo davvero scintille.”
Jenny: “Non mi chiamare così”
Redrum: “Non vedo l’ora di rivederti”
Jenny: “LASCIATEMI TUTTI IN PACEEEEE!”
Redrum
Jenny chiude il cellulare e inizia a sbattere e ad urlare per poi mettersi a piangere disperata.
Takara, la sorellastra giapponese di Jenny, va a parlare con sua madre Toshiko, alias Lady Tanken.
Takara: “Mamma…”
Toshiko: “Se sei ancora viva è solo perché io ho vegliato su di te”
Takara: “Mi hai solo usato per fare del male a Jenny e a sua madre”
Toshiko: “Ancora ti preoccupi di Jenny quando sai perfettamente che dovrebbe essere in prigione. Specialmente per il caso di quel poliziotto”
Takara: “…”
Toshiko: “Io ti voglio bene. E te ne vorrò sempre. Ma ormai non sei più una bambina. Sai badare a te stessa. Io devo occuparmi dei ragazzi del rifugio.”
Takara: “Prima o poi capirò quali sono i tuoi perfidi obbiettivi Mamma”
Toshiko: “Buona fortuna”.
Intanto Shulan, Ellie (La Supereroina Sugar), Patty e suo fratello Giordy, stanno mangiando in un ristorante, e da quando hanno smesso di frequentare Jenny le giornate sembrano essere più tranquille.
Anche Claire ha iniziato una relazione con un uomo molto muscoloso ed enorme come lei.
Jimmy, notando tutte queste cose, si sente terribilmente in colpa per Jenny, quindi decide di andare a casa sua. 
Appena entra trova tutto sotto sopra con Jenny sdraiata per Terra che sta piangendo, e dopo averla aiutata ad alzarsi l’abbraccia.
Tadao invece, anche se non è intervenuto, è veramente dispiaciuto che Jenny sia completamente sola.
Il Femminicida ha ripreso ad arricchirsi uccidendo donne stando attento a nascondere anche gli omicidi. Pennywise invece ha ripreso a divorare i bambini, mentre Redrum comincia a reclutare delle sgherre per poter piano piano diventare la Regina di Grey City.
Un giorno Mandy Stuart propone a Jenny un’idea: “Ti andrebbe di partecipare ad un progetto di volontariato dell’Università? In questo caso si tratta di permettere alle persone speciali come te di poter studiare qualcosa. Io pensavo che per te si potrebbe fare l’archeologia”
Jenny risponde: “No. Io non voglio stare con quelli. Mi sento troppo a disagio. Io voglio stare con le persone normali”
Mandy Stuart: “Infatti lo scopo non è socializzare. Tu verrai affiancata ad una persona che ti farà conoscere un po’ di archeologia. Così magari puoi ampliare i tuoi interessi.”
Jenny: “Se sono sola con questa persona va benissimo”
Mandy Stuart: “Jenny. Per quanto riguarda la socializzazione nessuno può aiutarti. Per quello devi fare tu da sola. Mi dispiace. Adesso fatti una camomilla e poi vai a letto. Ti porto domani al punto d’incontro con la volontaria.”
Jenny: “Va bene”.
Il giorno dopo Mandy va a prendere con la macchina Jenny, e la porta a conoscere la volontaria nel luogo stabilito.

Jenny e Mandy aspettano e finalmente arriva.
Jenny si trova davanti una bellissima donna di 28 anni con un fisico molto sensuale e con i capelli lunghi neri e ne rimane ammaliata.
La donna si avvicina a Jenny e le stringe la mano: “Mi chiamo Emily Evie”
Jenny arrossisce: “Io invece mi chiamo Jenny Mirth. Ho 18 anni”
Mandy Stuart se ne va lasciando Jenny da sola con Emily.
Emily porta Jenny ad esplorare delle antiche rovine parlandole un po’ del passato della città. Tuttavia Jenny non ascolta nulla di quello che Emily spiega perché l’unica cosa le interessa è proprio Emily.
Poi ad un certo punto Emily le chiede: “Jenny. Anche se ti sto conoscendo adesso posso dedurre che tu sei una ragazza davvero speciale. Perché non ti iscrivi all’università? Posso aiutarti.”
Jenny: “Non mi hanno permesso di iscrivermi”
Emily: “Perché?”
Jenny: “Perché io sono autistica”
Emily: “Oh cavolo. Mi dispiace.”
Jenny: “Io non mi sento capita. Nessuno si vuole mettere nei miei panni”.
Emily: “Io voglio ascoltarti. Ti va di parlarmi di te?”
Jenny: “Hanno diagnosticato che io sono autistica quando avevo tre anni. Io però mi sono sempre sentita normale ma fortemente a  disagio con gli altri. Infatti a scuola ero sempre bullizzata. Non riesco a socializzare con gli altri. Io ci provo ma non ci riesco. Nessuno capisce quello che dico e molto spesso vengo fraintesa. Poi mi piacciono veramente pochissime cose. Quando provano a farmi piacere una cosa che non mi va io mi sento male. Tutto questo mi rende terribilmente frustrata e non mi sento capita. Poi adesso che ti sto dicendo tutto questo probabilmente ti sarai già rotta anche tu. Perché alla fine sono sempre io che devo accettare i difetti degli altri mentre gli altri non accettano i miei di difetti. E non è giusto. I pochi amici che avevo mi hanno abbandonato in un periodo brutto della mia vita. Soprattutto la mia prima e unica fidanzata con cui convivevo mi ha lasciato da sola. Adesso ho solo la mia cagnolina e giusto un amico. Anche la mia sorellastra mi ha mollato. Sono sola.”
Emily: “Ti hanno abbandonata per questi problemi?”
Jenny risponde: “Certo. Io la penso così. Io non ho mai fatto loro nulla. Li ho sempre trattati come se fossero la mia famiglia. Ma la mia vera famiglia, mio padre e mia madre, mi sono stati portati via, e gli altri mie parenti non mi hanno mai considerato.”
Poi Jenny aggiunge: “Ora probabilmente non vorrai più vedermi neanche tu”
Emily: “Aspetta. Hai detto “fidanzata”? Quindi mi stai dicendo che sei anche lesbica?”
Jenny: “Si sono lesbica.”
Emily: “Io ti posso capire perfettamente Jenny. Non per l’autismo. Ma ti posso capire perché io sono in una situazione simile alla tua perché anche io sono lesbica. Purtroppo la mia famiglia è fortemente cattolica e quando ho fatto coming out mi hanno mandato via. Quindi ti capisco.”
Jenny: “Io non so dire se mia madre e mio padre avrebbero accettato il fatto che sono lesbica. È un pensiero su cui ho gli incubi.”
La frustrazione domina Jenny, che si mette in ginocchio a piangere.
Emily la abbraccia: “Ehi. Va tutto bene.”
Jenny: “Non è per niente giusto tutto questo.”
Emily: “Dai. Andrà tutto bene.”
Jenny si calma: “Scusa. Ti ho appena conosciuta e ti ho fatto questa sceneggiata.”
Emily: “Beh anche io mi sono confidata con te e di solito non lo faccio mai, anche perché non mi fido.”
Jenny: “Ascolta. Ti va di andare in giro e poterci godere un po’ la giornata?”
Emily: “Si. Ti voglio frequentare.”
Jenny: “Quindi… questo si può considerare il nostro primo appuntamento anche se indirettamente?”

Emily: “Certo.”