Il Teatro Houdini: crocevia di talenti, emozioni e storie da raccontare.

 

Nel cuore di Cagliari, il Teatro Houdini si conferma un luogo speciale, dove arte, magia e cultura si incontrano in un’atmosfera intima e coinvolgente. Nato da un’idea di Alfredo Barrago, pioniere dell’illusionismo in Sardegna, il teatro è molto più di uno spazio scenico: è un laboratorio di creatività, un rifugio per artisti, una scuola di magia, un palcoscenico che accoglie sogni e visioni.  

Ogni serata è un viaggio, ogni artista che calca quel palco lascia un’impronta, ogni spettatore torna a casa con un frammento di meraviglia. Un crocevia di storie, passioni e incanti che continua a rendere Cagliari un punto di riferimento per chi ama l’arte della magia.  

Ringrazio Alfredo Barrago per avermi dato l’opportunità di incontrare alcuni artisti legati all’arte della magia. Ascoltandoli, mi è stata confermata una cosa: In questo Teatro non si passa a caso.

 

 

GIORGIO MARRAS

Giorgio, come ti definisci?  

Eclettico, introverso e appassionato.

Passiamo alla magia: se potessi insegnare un trucco al tuo “io bambino”, quale sceglieresti?  

Sceglierei senza dubbio “ACAAN”, acronimo di “Any Card At Any Number” (qualunque carta a qualunque numero). È un effetto che per me rappresenta la vera essenza della magia: tutto è nelle mani dello spettatore. Basta un semplice mazzo di carte, qualche numero e la carta scelta appare esattamente dove dovrebbe. Magia pura.

 Che differenza c’è tra illusionismo e prestidigitazione? 

L’illusionismo è un insieme più ampio, che include anche la prestidigitazione. Personalmente mi sento più vicino alla prestidigitazione: mi dà subito la sensazione concreta della magia, quella “manipolata” con le mani, con abilità e tecnica.

 Cosa non deve mai mancare nella valigia di un mago?

Un mazzo di carte. Sempre. Può sembrare semplice, ma è uno strumento potente e versatile.

 

 

SANDRO DEPLANO (Il mago WIZARD)

Sandro, come è nato il tuo nome d’arte “Wizard”? 

All’inizio mi chiamavano “Mago Orso” per via del mio aspetto diciamo peloso! Ma non mi piaceva affatto. Durante una serata in un circolo privato ho chiesto al pubblico di inventarmi un nome. Qualcuno, con un dizionario d’inglese alla mano, ha trovato “Wizard” traduzione di mago, stregone e da lì è nato tutto.

Che tipo di magia porti in scena?  

La mia è una magia comica. Chi assiste ai miei spettacoli pensa subito: “Questo sbaglia”. E in effetti io stesso mi metto in discussione. Uso l’ironia come cifra stilistica, il pubblico ride ma poi si stupisce.

 Questo sbaglia, questo sbaglia… ma alla fine sbagli davvero?  

Ogni tanto sì, può capitare. Ma ho sempre un piano B. Se qualcosa va storto, invento un altro gioco al volo. L’improvvisazione fa parte del mio show.

Qual è il numero più bello del tuo repertorio?

Il mio finale è quello che preferisco: mi faccio chiudere dentro un sacco, con tanto di manette e giacca addosso. Faccio scegliere una carta a uno spettatore, poi il mazzo viene buttato nel sacco con me. Quando riesco a liberarmi, dico che mi hanno rubato la giacca… e proprio lì, nelle mie mani, compare la carta scelta. Un colpo di scena che non delude mai!

 

ANTONIO PALMAS

Antonio, di che magia ti occupi? 

Mi occupo di mentalismo. Sono laureato in Economia e Commercio e lavoro anche come mental coach.

 Raccontaci meglio questa combinazione così interessante. 

Lavoro da anni come formatore d’aula, quindi con gruppi e persone. Mi sono avvicinato all’illusionismo perché cercavo uno strumento per ravvivare l’energia durante i momenti di calo dell’attenzione. Così ho iniziato a studiare il mentalismo, e ho scoperto che non solo funziona bene in aula, ma che stimola anche il pensiero creativo. Aiuta a cambiare prospettiva, ad allenare la mente a vedere da più punti di vista.

Come sono i tuoi spettacoli?  

Diversi, perché non sono solo esibizioni: cerco di costruire una vera e propria “lezione-spettacolo”, in cui attraverso gli effetti mentali accompagno il pubblico a riflettere sul funzionamento del cervello, sull’intuizione, sull’attenzione e sull’illusione. È un modo per unire intrattenimento e formazione, lasciando qualcosa che resta anche dopo lo show.

 

 

ALESSIO OSTO

Alessio, per conoscerti meglio: cosa non deve mai mancare nella tua valigia di mago?  

La fantasia. Senza quella, nessun trucco funziona davvero.

Qual è stato il trucco che ti ha richiesto più tempo per essere perfezionato? 

Mangiare gli spilli.

Mangiare gli spilli? 

Sì! Mangi da uno a quattro spilli, poi metti in bocca un filo e tirandolo fuori, compaiono gli spilli legati. È un gioco che richiede precisione e tanto allenamento.

Hai iniziato giovanissimo, giusto? 

Sì, a 6 anni ho scoperto la magia, a 8 mi hanno buttato su un palco. Ma fu un disastro, e per anni non ho più voluto esibirmi. Solo tre anni fa ho ripreso, con una consapevolezza diversa, da adulto.

Stasera avrai l’occasione di conoscere  il tuo punto di riferimento Jack Nobile, confermi?

Esatto. È un grande. Ha saputo tenere viva la magia tra i giovani. Quello che fa merita rispetto.

Tu ti formi online, come funzionano questi corsi?  

Con un abbonamento accedi a una piattaforma piena di video e lezioni su singole tecniche. Ogni lezione può durare da 3 minuti a un’ora, a seconda della complessità.

Quanto conta la psicologia nella magia?

Tantissimo, è tutto. Ogni trucco si basa su percezioni psicologiche: quando riesci a deviarle o guidarle, l’illusione nasce davvero.

 

Le loro parole, cariche di passione e autenticità, hanno confermato quanto il Teatro Houdini sia un vero e proprio spazio dell’anima, dove la magia si fa strumento di espressione, incontro e bellezza.  

In un mondo che corre veloce, ritagliarsi il tempo per lasciarsi stupire diventa un atto prezioso: e al Teatro Houdini, lo stupore è sempre di casa.

                                                                                                                                                          Umberto Buffa

 

 

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