“Ciao Mamma, ha vinto la Nuorese” storia di un’impresa che ha fatto battere il cuore di un’intera città.
Con grande piacere presentiamo in anteprima l’intervista a Sebastiano Chessa, scrittore e appassionato di sport, che racconta un capitolo memorabile della storia calcistica sarda. Stavolta lo fa con un doppio volume interamente dedicato alla straordinaria promozione in Serie C2 della Nuorese Calcio nella stagione 1983-84. Un lavoro frutto di ricerca, memoria e passione, che restituisce voce e immagini a un’impresa ancora viva nel cuore dei tifosi Barbaricini.
- Com’è nata e si è sviluppata l’idea di questo libro?
“Da bambino ebbi la fortuna di vivere come tifoso la cavalcata della Nuorese verso lo storico traguardo della C2, il primo della sua storia. Assistendo a tutte le partite casalinghe del Campionato Interregionale 1983-1984 mi innamorai di quei giocatori che, ai miei occhi, diventarono dei miti quasi irraggiungibili. Per anni ho coltivato il sogno di incontrarli per ricambiare in qualche modo le emozioni vissute, pensando a come raccontare quella stagione irripetibile. Volevo realizzare qualcosa che testimoniasse la mia gratitudine verso quei campioni e il mio amore profondo per la gloriosa società verdeazzurra, attraverso una testimonianza da trasmettere a tutti gli appassionati di questi colori. Il progetto è rimasto a lungo in embrione, mentre cercavo la chiave di volta che mi permettesse di dare alla stesura una direzione precisa. Verso la fine del 2023 ho buttato giù una traccia provvisoria che, in linea di massima, prevedeva il film del campionato giornata per giornata, intervallato dalle testimonianze di tutti i protagonisti e degli avversari più rappresentativi. Quindi ho deciso di contestualizzare il racconto, documentando le cronache e i fatti di costume più rilevanti dell’epoca, con un occhio di riguardo su Nuoro, vista attraverso i miei ricordi d’infanzia. All’inizio del 2024 ho cominciato il lavoro di ricerca storica, incentrato soprattutto sulle fonti giornalistiche, documenti originali e materiale fotografico. Nell’arco di sei mesi ho potuto intervistare quasi tutti i protagonisti e, solo dopo avere completato la ricerca, ho cominciato la prima stesura. Solo alla fine di quel periodo ho incontrato Roberto Sanna di Amico libro, al quale ho proposto l’ idea. Quindi ho incontrato Carmen Salis, l’altra metà della casa editrice di cui sono autore. Dopo esserci confrontati e aver sviscerato ogni possibile pro e contro, hanno sposato con entusiasmo questa mia ‘follia’, nonostante le oggettive difficoltà realizzative, e insieme abbiamo lavorato per trovare la formula migliore che rendesse fattibile il progetto. Nelle intenzioni volevo realizzare qualcosa di diverso da tutte le precedenti pubblicazioni sulle squadre di calcio isolane: un racconto del campionato con un taglio giornalistico, storicamente rigoroso ma con una narrazione romanzata, insieme a una testimonianza dei protagonisti che facesse emergere il lato umano più che quello sportivo. ‘Gli uomini dietro i campioni’ è stato il filo conduttore delle circa sessanta interviste realizzate. Altro aspetto importante di questo progetto, sia per la sua imponenza che per motivazioni pratiche, è la suddivisione in due volumi, chiamati Primo e Secondo tempo. Infine, sotto l’aspetto narrativo la prospettiva è quella di Lallo, il giovane protagonista già presente in Portami a Sine Die. Il libro diventa così il secondo capitolo di quella che mi piace chiamare la Trilogia di Lallo, che avrà nel mio prossimo lavoro la sua naturale conclusione”.

- Hai seguito una routine precisa durante la scrittura?
“Ho cominciato a scrivere solo dopo aver deciso in che posizione precisa inserire i capitoli dedicati alle interviste. La scelta non è stata casuale, in linea di massima volevo alternare i protagonisti verdeazzurri agli avversari in base alla fase del campionato che stavo raccontando, quasi che ne rappresentassero il naturale approfondimento. Una volta determinato questo aspetto, il lavoro, pur nella sua imponenza e complessità, è fluito ininterrottamente e per fortuna senza intoppi. Tutto il mio tempo libero è stato dedicato a questo libro: mi sono concesso una pausa solo a Pasqua, Natale e Capodanno. L’impegno è stato veramente ininterrotto e vissuto con una partecipazione emotiva totale: una lunghissima maratona che mi ha fatto riflettere su quanto sia stato meraviglioso il percorso compiuto, ancor più che tagliare lo striscione al traguardo”.

- Qual è stato il momento chiave della stagione che, secondo te, ha segnato la svolta verso la Serie C?
“Sarebbe fin troppo facile rispondere Nuorese-San Marco 2-1 del 13 novembre 1983. Una sfida quasi mitologica contro un’avversaria fortissima, vinta dai verdeazzurri nonostante avessero giocato con un uomo in meno per due terzi di gara. Una cornice di pubblico mai più rivista, un’altalena di emozioni vietata ai deboli di cuore, tre prodezze che raramente si vedono ancora oggi sui campi di calcio. Chi ha assistito a quella gara ne conserva un ricordo nitido, quasi fotografico e per me è lo stesso. La città esultò come se avesse vinto la Coppa dei Campioni: quella squadra che arrivava da un momento difficile, fece completamente breccia nel cuore dei propri sostenitori. Ma eravamo appena alla nona giornata d’andata, tutto doveva ancora accadere. La lotta in vetta si faceva sempre più serrata, con una San Marco che non mollava, un Sennori sorprendente e il Sorso in risalita. Salto avanti di un paio di mesi e ci ritroviamo alla seconda di ritorno: 22 gennaio 1984, il calendario prevede Tempio-Nuorese. Nel momento più delicato, i verdeazzurri giocarono la migliore gara esterna della stagione, espugnando il Demuro con una prodezza di Demarcus. È a mio parere il primo dei due momenti chiave del campionato. Due giornate dopo altro colpo esterno in casa della Tharros: 2-1 e primato solitario in classifica mantenuto fino all’apoteosi finale”.

- Che ruolo ha avuto il pubblico di Nuoro in quella cavalcata storica?
“Fin dall’inizio della preparazione a Galanoli i sostenitori fecero quadrato intorno alla squadra, facendo sentire il loro apporto incessante. La cosa spettacolare che posso testimoniare è che sia alle partite casalinghe che in trasferta assisterono centinaia di donne e bambini, il che la dice lunga sull’ amore che la squadra ricevette dalla tifoseria, soprattutto nei momenti difficili. Il presidente Bellodi aveva promesso di portare per la prima volta la squadra nei professionisti: fece un grande regalo alla città, riuscendoci al primo colpo”.

- Quanto è cambiato il calcio a Nuoro da allora?
“È il calcio in generale ad essere cambiato. Sembra quasi si parli di un altro sport, ma non vorrei addentrarmi troppo in discorsi che riguardano tutto il movimento, legato a molteplici aspetti intrisi di business. Ma senz’altro anche negli anni Ottanta molti si facevano la stessa domanda su come fosse cambiato il calcio a partire dal dopoguerra e le risposte erano sempre molteplici. La Nuoro verdeazzurra ha vissuto anni gloriosi seguiti spesso da rovinose cadute: si è arrivati in C2 ma si è precipitati immediatamente scivolando fino alla Prima Categoria, fino a rischiare di scomparire. Non più tardi di vent’anni fa si è sfiorata addirittura la C1, per poi tornare nell’oblio con alterne fortune. Ciò che forse non è stato mai possibile attuare veramente è stato un progetto a lunga scadenza: seminare dalle basi per poi raccogliere i frutti copiosi. Credo sia arrivato il momento di attuare una strategia mirata a degli obiettivi a lungo termine, e mi pare che l’attuale dirigenza stia lavorando bene in questa direzione. Tuttavia c’è bisogno che tutte le componenti facciano quadrato: ribadisco che la Nuorese è patrimonio della città, è figlia della città. Perciò ha bisogno di una mano degli amministratori locali: praticare sport a Nuoro è difficilissimo, credo che il grado di civiltà di una comunità si veda dallo stato delle strutture sportive, per lo più fatiscenti e inadeguate. La domanda è: cosa vogliamo fare per i nostri giovani? Mi sono un po’ allargato ma era semplicemente un pensiero che volevo esprimere.”

- Chi sono i protagonisti intervistati?
“Tutti i componenti della rosa ad eccezione di capitan Chicco Piras, Rocco Ruis e Antonello Pellegrini che purtroppo ci hanno lasciato prematuramente ma dei quali ho avuto un bellissimo ricordo dai familiari; tutto lo staff tecnico e alcuni dirigenti: a raccontarmi del mister Vanni Sanna e di tutte le persone scomparse sono stati i loro familiari e amici più stretti; gli avversari, almeno uno di ogni squadra affrontata in campionato; Giuseppe Ariu, tifoso doc e componente dell’indimenticabile Valanga verdeazzurra; Tino Cuccuru, di Radio Ortobene In, l’emittente che mandava in onda le dirette delle partite; il maestro Alessandro Catte e il leader degli Istentales Gigi Sanna, autori rispettivamente dell’inno ufficiale e del brano celebrativo del campionato 2004-2005, quello dei record; lo scrittore Mario Nurchis, autore di un’importantissima pubblicazione sulla storia verdeazzurra; il giornalista Ninni Careddu, cronista per La Nuova Sardegna delle partite casalinghe, che mi ha fatto dono della meravigliosa prefazione. A tutti loro e, a chiunque abbia a vario titolo collaborato alla realizzazione di questo lavoro,va il mio immenso grazie. Mi sembra doveroso ricordare Antonello, Gianni e Michele Pittorra: il loro contributo è stato determinante per la realizzazione dell’opera. Purtroppo non si fanno intervistare perché sono timidi! Scherzo, a loro va la mia più sincera gratitudine”.

- Qual è stato il passaggio più difficile da scrivere?
Tutti i protagonisti hanno deciso di aprirsi completamente, raccontando circostanze scherzose e divertenti ma in qualche caso parlando di fatti personali delicati, se non addirittura drammatici. Tutte le storie mi hanno toccato profondamente, ho scoperto persone che si sono messe a nudo, mostrando fragilità che nel racconto diventano punti di forza. Da parte loro c’è stata comunque la ferma volontà di renderli pubblici: non erano obbligati a farlo e di questo non li ringrazierò mai abbastanza”.

- Il titolo ha un significato particolare?
“La frase ‘Ciao mamma, ha vinto la Nuorese!’ è un estratto di un dialogo presente nel libro. In quelle parole c’è tutto l’amore del giovane protagonista verso la mamma ma anche il desiderio di condividere con lei in anteprima la vittoria della sua squadra del cuore. È una gioia innocente, che testimonia lo stupore per l’eccezionalità di qualcosa che si sta compiendo e che sta per passare alla storia”.

- C’è un messaggio che speri arrivi forte al lettore?
“Sono decine di migliaia coloro che seguono il calcio sardo anche attraverso le numerose pagine dedicate sui social. Questo libro è anche per loro, per la loro passione, per chi vede amore e amicizia anche dentro la rivalità o l’ostilità verso le altre squadre. Il calcio sarà per sempre patrimonio di tutti, ma appartiene soprattutto ai tifosi che lo amano incondizionatamente pur avendolo visto cambiare radicalmente negli ultimi anni e che per questo faticano a ritrovare i valori di una volta. Nelle sue varie fasi storiche la Nuorese è entrata nel cuore degli appassionati perché incarna quei valori di appartenenza ai colori, senso della comunità e amore per la città. Sono stati gli uomini che ne hanno fatto parte a renderla grande, indossando con orgoglio la maglia verdeazzurra come una seconda pelle. È di questi uomini che ho voluto raccontare: se dopo oltre quarant’anni i nostri occhi sono ancora lucidi per l’emozione di una stagione sportiva epocale, è perché quei campioni sono stati capaci di rimanere verdeazzurri per sempre, compresi coloro che hanno militato nella Nuorese per un breve periodo. Che vinca o che perda, la Nuorese è prima di tutto figlia della sua città e l’amore verso i propri figli non muore mai”.

- Hai avuto delle ispirazioni letterarie o artistiche durante la stesura?
“Esiste una letteratura sportiva sterminata e devo dire che molte letture mi hanno accompagnato sia prima che durante la prima fase della scrittura. Un libro che mi ha fortemente ispirato è La partita, il romanzo di Italia-Brasile di Piero Trellini, pubblicato da Mondadori nel 2019. Nelle sue seicento pagine ha la capacità di raccontare con un’efficace forza narrativa e un pathos ineguagliabile uno dei momenti più indimenticabili della storia del calcio. Ciò che mi ha catturato è il suo stile distintivo, in bilico fra il giornalistico e il biografico, dettagliato ma mai prolisso e sempre scorrevole. In Ciao mamma, ha vinto la Nuorese! ho cercato il più possibile di caratterizzare e mettere a fuoco il mio stile, adattandolo al tipo di racconto”.

- Hai già in mente un nuovo progetto?
“Sto elaborando la traccia del terzo e ultimo capitolo della Trilogia di Lallo. Mi sono venute tante idee, tutte interessanti e meritevoli di essere sviluppate. Alla fine la scelta è caduta su quella che nel tempo ha continuato ad insinuarsi come un tarlo, convincendomi dell’urgenza di raccontarla. Si cambierà totalmente registro, come del resto mi piace fare. La fase di ricerca storica è già a buon punto, ma il lavoro sarà molto più articolato e delicato, oltreché rigoroso. Posso solo anticipare che il contesto sarà un periodo molto importante della storia del nostro paese. Spero che questo lavoro veda la luce entro l’autunno del 2028”.

- Com’è stata accolta l’uscita del libro dalla città e dalla società Nuorese Calcio?“In questi ultimi giorni c’è indubbiamente molta attesa e curiosità. Il bello del calcio è che unisce appassionati appartenenti a qualsiasi tipo di target anagrafico o estrazione sociale e questo rappresenta l’aspetto inclusivo che intendo perseguire. Si è sempre cercato di analizzarne la fenomenologia e l’impatto sociale: vorrei che questo libro fosse solo veicolo di emozioni e appartenenza ai nostri meravigliosi colori, ed è quello l’aspetto che vorrei fosse colto più di ogni altro. L’accoglienza della società verdeazzurra è stata da subito entusiasta. Tutto questo è dovuto soprattutto alla famiglia Pittorra, in particolare all’amicizia ultra quarantennale che mi lega a Gianni e Antonello, massimi vertici del sodalizio verdeazzurro che, fin dal primo momento hanno sostenuto con entusiasmo questo progetto”.
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I festeggiamenti davanti all’Hotel Paradiso dopo Nuorese-Calangianus 1-0 gara che il 6 maggio del 1984 regalò la C2 alla Nuorese. (Foto achivio Giorgio Ariu) -
- Che emozione provi sapendo che lunedì 26 gennaio lo presenti al pubblico?
“Se posso azzardare un paragone è come veder nascere il proprio figlio: un’emozione indescrivibile che ho avuto la fortuna di vivere direttamente. Il libro ha avuto una gestazione lunga e complessa che ho cercato di custodire il più possibile dentro di me. Adesso è il momento di farlo conoscere al mondo: dal momento che vedrà la luce sarà di tutti e questo naturalmente mi responsabilizza e inorgoglisce. Spero nel mio piccolo, di contribuire a donare gioia ed emozioni a chi lo vorrà leggere. A me spetta il compito di accompagnarlo in questo suo percorso”.
Umberto Buffa
Si ringrazia Sebastiano Chessa per le foto concesse.



