Intervista alla modella Michela Artizzu “La mia storia sulla pelle”.

Michela, come nasce la tua passione per la moda?
Inizialmente la mia passione era un’altra: ho sempre praticato pallavolo dall’età di 5 anni, diventando agonista fino ad arrivare in squadre molto importanti. Sono praticamente cresciuta in questo ambiente, una vera famiglia nello sport e nella vita.
A 14 anni, però, ho dovuto abbandonare per un intervento importante alla schiena. È stato difficile lasciare la mia passione e reinventarmi, ma fin da bambina ero affascinata dalla moda. Ricordo che seguivo con mia mamma in televisione Miss Italia, rimanevo incantata e provavo ad imitare le modelle e a camminare con i tacchi alti. Questo mondo iniziava a farmi stare bene.
Quanta sofferenza c’è stata…
Purtroppo la cicatrice a seguito dell’intervento era lunghissima… Non accettavo questa parte del corpo, ricordo che coprivo la schiena facendo crescere i capelli molto lunghi. Ho subito anche bullismo e tutto questo non riuscivo proprio a superarlo.
Quando cambia tutto il tuo percorso?
Appena compio 18 anni partecipo al concorso di Miss Italia, questa è stata la mia prima esperienza davanti a un pubblico, una bellissima esperienza che mi ha aiutato tanto e mi ha fatto capire che potevo iniziare questo percorso meraviglioso.
Raccontaci da ora in poi cosa succede…
Partecipo a diversi concorsi, tra cui Miss Mondo, vinco diverse fasce: Miss Web ed entro in semi-finale regionale Miss Mondo. Da qui in poi capisco che era la mia strada e capisco di dover far parte di qualche agenzia.

Quale è l’agenzia di moda?
Conosco finalmente Francesco Locci e la sua agenzia di moda, la Fashon Squad Agency. Qui ho l’opportunità di sfilare senza competere, mi sono trovata a casa con loro. Senza avere la paura di non vincere e ho vinto la mia insicurezza.
Quanto le belle si vedono brutte? e perchè?
Ci vediamo belle ma cerchiamo la perfezione e a volte ci si perde. Momenti di bassa autostima con la tossicità della perfezione. Il rapporto con questa agenzia mi ha fatto superare tutto questo.

Che valore dai alla bellezza?
Crescendo ho capito che la vera bellezza è dentro ciascuno di noi e che quella esterna è troppo superficiale. Una ragazza è bella quando è ricca di contenuti, conserva la sua semplicità, ha i valori, vuole crescere, sviluppa un proprio carattere e si vuole bene.
Esperienze…?
Io direi tutte bellissime ma, ho messo sempre l’attenzione giusta e ho cercato di far uscire il carattere quando serve, l’esibizione ci porta ad avere delle critiche e dei complimenti ma in questo mondo è tutto un bellissimo compromesso.

Com’è stata la tua esperienza a “Una Ragazza per il Cinema”?
È stata un’esperienza che descriverei come molto formativa e ricca di emozioni. “Una Ragazza per il Cinema” è un concorso che non si concentra solo sulla bellezza, ma anche e soprattutto sul talento. Ho vissuto una settimana intensa, fatta di prove, lezioni e momenti di crescita sia personale che professionale.
Durante il percorso ho avuto modo di lavorare con grandi professionisti dello spettacolo, come Garrison, maestro e giudice del programma Amici, Pablo Gil Cagné per la masterclass di trucco, e Maria Rosaria Russo e Giulia Manfredonia per la recitazione. Tra shooting, interviste e prove talento, ho avuto l’occasione di mettermi costantemente in gioco, proprio come ogni altra partecipante.
Il mio percorso si è concluso poi con la finale al Teatro Antico di Taormina, dove ho avuto anche l’onore di sfilare per Guess, il brand sponsor ufficiale del concorso.
L’emozione più grande?
Sicuramente quando ho partecipato alla Milano Fashion Week dove non ho potuto sfilare a causa dell’altezza. L’altezza richiesta supera il metro e settantacinque.

Come sei arrivata alla Milano Fashion Week?
Grazie alla mia stilista sarda Claudia Cinzia Atella, che ha portato li il suo brand. Con lei ho un rapporto bellissimo. Mi ha fatto vivere un sogno dietro le quinte. Ho vissuto questa esperienza bellissima, indimenticabile. Sono uscita davanti al pubblico con i tacchi e un tailer bianco, ho avuto modo di avere molti nuovi contatti. Inoltre mi hanno dato un compito importante, gestire i vip in prima fila.

Quale è il messaggio che trasmette un abito di uno stilista?
Quando si sfila si cerca di trasmettere anche il messaggio che lo stilista ha voluto dare nel creare quell’abito. Spesso dietro ogni abito c’è un messaggio molto importante. Non dimentichiamo che lo stilista è un artista.

C’è stato un abito che ha segnato in particolare questo tuo percorso nella moda?
Si, una stilista ha voluto creare degli abiti con dei messaggi importanti per le donne, era la Fashion Experience e l’abito era di Roberta Zitto. La cosa incredibile era che a me è capitato un abito molto coperto davanti, mentre sulla schiena era aperto proprio lungo la mia cicatrice. Il messaggio di quell’abito era “superare le proprie debolezze”, io non sapevo nulla di tutto questo e per me è stata una emozione unica. Ora lungo la mia cicatrice ho fatto un tatuaggio con una scritta in inglese che dice: “fai della tua debolezza la tua forza”

Quindi un opera d’arte sulla pelle?
Si… Ma ho anche altri tatuaggi, ognuno di loro rappresenta un pilastro della mia vita.

La tua immagine chi la cura?
L’agenzia di Francesco Locci, loro fanno tutto in base all’abito.

Nella tua vita privata da chi ti lasci ispirare?
Sono sempre me stessa, prendo ispirazione un po da tutto ciò che mi circonda. Mi lascio ispirare e lo faccio mio.
Cosa ne pensi del giudizio?
Mi piace osservare, sono empatica e cerco di mettermi nei panni degli altri. Creo un mio punto di vista che non è mai un giudizio.

La tua famiglia?
Mi ha sempre aiutato e sostenuto in tutto. Sono molto comunicativa grazie a loro e mi hanno aiutato a superare i problemi della mia vita, dandomi tanta fiducia.
L’agenzia di Francesco Locci quanto è importante per te?
Francesco è una persona fantastica, faccio parte dello staff dell’agenzia e mi supportano in tutto. E’ un’agenzia in cui i valori sono molto importanti, c’è molta trasparenza ed è veramente una grande famiglia.

Hai fatto anche concorsi per sviluppare i tuoi talenti?
Si, sempre all’interno dell’agenzia mi hanno fatto recitare un monologo in terza persona e li ho dato il meglio di me raccontando la mia storia.
Altre passioni oltre la moda?
La musica, la mia preferita è la trap.
Qual è la tua grande ambizione?
Il mio sogno è semplice, un matrimonio e una famiglia.

E dal punto di vista lavorativo?
Poter sfilare con brand importanti sarebbe meraviglioso.

Un colore preferito?
Il lilla. Non sempre mi dona nei vestiti, ma per il resto lo adoro: ho perfino la camera di questo colore.
È il colore che indossi di più?
Dipende dalle stagioni: d’estate, ad esempio, preferisco il bianco e il celeste.
Rivista Donna.
Fotografi: Umberto Fadda, Riccardo Mocci e Katiuscia Sias (FotoRikarte)
