USB con i pastori sardi: la filiera agro-alimentare ha bisogno di dignità, non di carità

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La lotta dei pastori sardi per il riconoscimento di una giusta paga mette in evidenza le imposizioni che si vivono da anni nella filiera agro-alimentare.

Il motivo della rivolta è lo stesso di tante altre che l’hanno preceduta: il prezzo del latte crollato a 0,60 centesimi di euro, con gli industriali che propongono un miserabile aumento del prezzo del latte a 0,65 centesimi di euro a litro.


Che il mondo agropastorale sardo sia investito da tempo da un malessere profondo è cosa nota, trattandosi di uno dei nodi socio-economici probabilmente più spinosi dell’economia isolana, che importa più dell’80% del fabbisogno agro-alimentare. Tuttavia solo chi non ha contezza di quella realtà può essere stato colto di sorpresa dalle proteste in corso.

Come per tutte le merci, dietro ogni prezzo si cela un determinato rapporto sociale di dominio e subalternità.

Occorre tenere bene a mente cosa si cela nel prezzo al consumo di una merce. Ci sfugge il reale contenuto socioeconomico del nostro atto di acquistare una forma di formaggio o una passata di pomodoro, oppure di ordinare comodamente la cena a casa, e così per tantissime altre merci.


È  proprio questo rapporto che occorre indagare per cogliere anche le ragioni profonde del malessere del mondo pastorale sardo, emblematico del malessere di tutta la Sardegna. Un malessere che ha ragioni storiche, strutturali e sistemiche, e altre più recenti e contingenti.

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Foto: Ansa

Di fatto è uno di quei problemi che non si è mai voluto affrontare in termini strutturali e di sistema, esattamente come accade sul versante del bracciantato: se il guadagno va tutto nelle mani della parte alta della filiera agroalimentare, è chiaro che per chi lavora, siano pastori o braccianti, restano solo introiti da fame.


Le responsabilità di questa penosa e deprimente condizione sono tante e ampiamente distribuite tra gli attori della filiera della trasformazione (gli industriali), le istituzioni comunitarie con la PAC (Politica agricola comune), gli organismi politici e amministrativi nazionali e regionali.


Siamo convinti della necessità di costruire un’alleanza tra contadini, lavoratori e consumatori di fronte ad un sistema che vede la dittatura della GDO (Grande Distribuzione Organizzata) per un sistema agricolo sano. Per questo siamo al fianco dei pastori sardi in lotta per i diritti la e dignità. Non basta il “contentino” temporaneo, con la consueta elemosina, serve davvero lottare per chiedere un reale e concreto cambiamento di rotta. Perché si tratta di porre mano al comparto nella sua interezza, facendo un salto di qualità nei rapporti di produzione.


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